Articoli marcati con tag ‘silenzio’

“Ma chi ha dato un morso alla luna,stasera?”

martedì, 3 agosto 2010 by

Rimase solo nel parcheggio ed entrò in macchina. Bloccò gli sportelli e solo allora uscì dall’apnea in cui era piombato appena tre minuti prima. Erano tutti intorno a lui,a quella festa, lo fermavano ad ogni passo e le domande erano le stesse. ” E ora cosa farai?” era quella che odiava di più e che regnava su tutte. “Cosa vuoi che ne sappia” pensava stizzito  mentre dalle sue labbra usciva un vago ” Ancora non so”. La donna della sua vita era salpata all’alba con quel bel marinaio dagli occhi celesti e lui era rimasto immobile, come un idiota, senza neanche la forza di urlarle contro ” Al diavolo tu e il tuo marinaretto!!”. Tutti quegli occhi che lo fissavano gli davano la nausea,ma le gambe non riuscivano a muoversi e lo lasciavano inchiodato in quel luogo pieno di persone avide di impossessarsi dei suoi progetti per farne chiacchiere da salotto. Giulia se n’era andata così,senza lasciargli neanche una scusa. Forse neanche più questo gli importava. Andò di sopra in bagno per tentare di sfuggire a quella folla e una volta entrato,si guardò nello specchio. Non era un ragazzo ma neanche un uomo. Guardò attentamente una ruga d’espressione e immaginò che fosse dovuta a qualche sofferenza del suo cuore,una manifestazione esteriore degli anni che aveva passato a cercare qualcosa che forse  non avrebbe trovato mai,se non si fosse accontentato di quello che c’era in questo mondo. A volte semplicemente idealizziamo troppo qualunque cosa,dal sentimento alla cosa più stupida. “Sono bello ma poco apprezzato”,concluse uscendo dalla stanza e passandosi una mano tra i capelli scese le scale. Poi,afferrando distrattamente la sciarpa, la giacca e il cappello, tagliò la corda.

Respirò profondamente per due minuti ancora prima di mettere in moto,perchè non ne aveva il coraggio. Accese la radio e rimase in ascolto ; uno speaker annunciava un disco dei suoi preferiti, November Rain dei Guns’n’Roses, in piena estate. Su quelle prima note, accese il motore e uscì dal parcheggio. Per strada non c’era nessuno e onestamente non sapeva dove andare ma decise di prendere la strada verso Sud. Aveva bevuto qualche bicchiere di vino in compagnia a cena e si sentiva leggermente intontito. Quella sera c’era la luna calante ad illuminare il mare lasciando una deliziosa scia sulla sua superficie. In quel preciso istante si sentì ridicolo perchè nella sua mente si formò un pensiero ed a voce alta esclamò ” Ma chi ha dato un morso alla luna,stasera?” . Rise di se stesso e di un pensiero tanto assurdo ma in realtà avrebbe volentieri dato un morso all’altra metà.

Sussurrare

domenica, 1 agosto 2010 by

Aveva appena finito di parlare che chiuse per un attimo gli occhi e rimase in attesa di una sua risposta.

Quel giorno avevano camminato lungo un sentiero di campagna con un sole tiepido che riscaldava appena l’aria. Un vento leggero muoveva di tanto in tanto i rami degli alberi tutt’intorno,come a volerli svegliare da un lungo torpore. Lei aveva i piedi stanchi e le mani calde,un cappello di paglia sul capo e capelli biondo cenere che le incorniciavano un visetto vispo,ancora troppo ingenuo ma amabile. Lui era un po’ più avanti,guardava fisso per terra scalciando di tanto in tanto i sassolini che si trovava sulla sua strada. La sua fisionomia aveva qualcosa di inconcepibile, niente che si avvicinasse alla perfezione e tantomeno alla magnificenza. Quegli occhi scuri e profondi,in compenso,gli davano un’aria tenera e allo stesso tempo malinconica.  I suoi passi erano decisi ma aspettavano qualcosa.

Lei lo guardava fisso e non parlava. Immaginò tutto d’un tratto cosa sarebbe successo se solo  avesse avuto il coraggio di posargli una mano sul braccio,di fermarlo.Timidamente e involontariamente,quasi come riflesso a quel pensiero, lei stese la mano. Lui si voltò e rimase fermo come se lei con quel tocco l’avesse incantato. L’aria si fece più lieve e il sole era proprio lì,dietro le sue spalle. Mandò giù in un attimo un pensiero e lo perse mentre alzava lo sguardo verso di lei, tanto si confuse. Si guardarono negli occhi, lui le cinse la vita con un braccio,l’avvicinò e le diede un bacio sulla fronte. Lei sussultò di colpo e  si lasciò andare a quel momento. Fecero l’amore lì,nel campo, sotto un albero di noce e tra gli odori contrastanti di quel pomeriggio. Poi rimasero sdraiati così a terra,forse per ore,con le mani che di tanto in tanto ancora si appoggiavano e un senso di pace che nessuno dei due sperava di poter trovare. Così lei pensò che forse era quello il momento buono per rovinare tutto con delle parole e  come aveva avuto il coraggio di sfiorarlo, si avvicinò al suo orecchio. Esitò e nell’istante in cui lui si tese per ascoltare quelle parole, lei gli sussurrò una frase che nulla aveva a che vedere con sonetti d’amore o sdolcinate poesie. Gli  disse “ Parlami di te”.

C’è una casa,nel bosco…

giovedì, 28 gennaio 2010 by

sottobosco...

 

 

Presi la macchinetta  fotografica e mi avviai verso il sottobosco. Non era una giornata particolarmente calda ma c’era uno strano tepore che mi dava tranquillità. Per molto tempo avevo sentito parlare di quella casa nel bosco, dove da bambina aveva vissuto una vecchia zia di mio padre. Più che un luogo mi sembrava un’idea, un sogno, qualcosa di intangibile, qualcosa di vivo solo nei ricordi.

Camminai per una buona mezzora tra quegli alberi e quelle foglie. Mi sentivo come persa in un abbraccio e ogni cosa era così limpida e naturale da togliere il fiato. Era quel profumo che c’era che mi dava alla testa, qualcosa di unico nel suo genere, qualcosa che una descrizione verbale non saprebbe rendere,neanche con le metafore più ardite. Mi soffermai più volte sul ciglio del sentiero, osservando tutto ciò che avevo intorno, dalle foglie secche sparse sul percorso alle tele di ragno costruite come opere d’arte tra un tronco e l’altro. La vista di tutti quei  colori , fidatevi, è estenuante per un occhio non più abituato a perdersi nei dettagli ma a guardare sbrigativamente. Forse non basterebbe una vita per ricominciare ad avere quello sguardo indagatore su ogni cosa.

Superato un piccolo ruscello,mi ritrovai in una zona del bosco molto più fitta. Dovevo scansare quasi i rami che mi ostruivano il passaggio e il sentiero si fece meno definito e più arduo. Fu allora che la vidi,stagliarsi davanti a me,bella come non l’avevo mai immaginata. “Eccola!” pensai. Eppure,nell’aprire l’obiettivo della mia digitale,mi sentii un attimo in colpa. Potevo violare così quel posto?

Le mura ormai rimaste in piedi erano  4, quasi completamente ricoperte da edera, ma quel posto sembrava così vivo! Più vivo di quanto ci si sarebbe potuti attendere ed era lì ad aspettare che io lo vivessi. Entrai quasi con timore nella prima delle 4 stanze, che probabilmente era una cucina poiché c’era un’apertura sulla parete somigliante a un vecchio forno a muro. Chiusi gli occhi e immaginai le voci delle bambine e di una madre che prepara il pranzo. Delle vite molto umili, quando ancora non si conosceva altro che ciò che si aveva intorno. Nelle altre 3 stanze non c’era molto, si intuiva poco, ma anch’esse erano mura che avevano avuto occhi.

Scattai quante più foto potei ,fino a che la batteria non fu completamente scarica. Poi mi sentii anch’io scarica e piansi per un po’,di fronte a tutto ciò che un tempo era stato e che ora non era più se non nei ricordi di una vecchia donna.