Articoli marcati con tag ‘riflessioni’

Le tre del mattino che non fanno rumore

venerdì, 13 agosto 2010 by Anna1988

Allora forse un bacio  assomiglia ad un sorso d’anima? Sarebbe meglio a volte non essere che gente semplice dai semplici pensieri,con gli schemi da seguire e niente da cercare.

Paesaggio. Città deserta,fogli di giornale sfogliati dal vento sul marciapiede,luci arancioni di lampioni da lunghe gambe d’acciaio.Persiane chiuse che di tanto in tanto cigolano.Le tre del mattino che non fanno rumore.Una donna che piange.Un bambino che sogna. Uno scrittore che si accende una sigaretta mentre pensa ad un sinonimo.I movimenti di due amanti in un letto a due piazze. La mia macchina spenta sul ciglio della strada, io dentro con gli occhi da gatta a scrutare fuori dal vetro. Perchè non sento i respiri? Apro un po’ il finestrino per sentire l’odore che c’è,se c’è. Un gatto passeggia e si nasconde in una siepe. Voglio scendere e camminare,non avere paura del buio o dell’uomo. Eppure il mio corpo rimane inchiodato al sedile. Oltre quel vetro c’è l’ispirazione e io me ne resto ferma a perdermi tutto. Mi vengono in mente  “Calma”  e “Meccanismi”. Meccanismi e calma, io che vado lenta e sono sempre veloce.Dormo di giorno e la notte ci penso. Autolesionismo puro,non voler scendere da questa ruota,nonostante mi colpisca,mi ferisca,mi ribalti, mi confonda,mi illuda, io mi fido quando non c’è da fidarsi di niente,nemmeno del suolo che calpesti perchè potrebbe cedere al prossimo passo ma tu lo ignori e non lo sai, forse cadrai e la mente si farà lieve ma non vorrai smettere. A chi aspetta, un’ora assomiglia a sette. Me lo dice sempre mia madre,quando sono irrequieta. E lei invece non si turba per niente. Allora mi bacia la fronte e mi dice “Pazienza”.       Se sarà tardi,non lo sarà  mai troppo.

Paesaggio.Un letto sfatto e lui sdraiato. Una schiena di donna appare tra quelle lenzuola,con le linee perfette che confondono gli occhi. Di tenero c’è solo una leggera soddisfazione. Distanti quanto basta da non accorgersi della reciproca presenza,poi lei sposta il lenzuolo e si siede. Nel buio non vede ma allunga una mano e raccoglie il vestito. Lo indossa da ladra e si lega i capelli.  Accende la luce, si mette le scarpe, la borsa è sul divano, vi cerca le chiavi, apre la porta ed esce di scena. “Coglione”. E ride.

Paesaggio. Il mare banale di notte, due giovani stesi su un telo e schiocco di baci in silenzio.  – Sapevi che sono un po’ strano?- – Lo sospettavo- – E non hai detto niente? – - Cosa l’avrei detto a fare?-  – Guarda,di giorno è tutta un’altra cosa- – Guarda, tu per me sei sempre uguale- – Non è che poi ti annoi? – - Non ti conoscerò mai abbastanza- – Che donna di mondo- – Che uomo banale – - Che ragazza isterica- – Non ci siamo ancora presentati- – Non è questo il momento di farlo?- – Domani….magari. Ora zitto e lasciami pensare-

La notte porta scompiglio.

martedì, 25 maggio 2010 by Anna1988

Se la notte  ci lasciasse dormire ed elaborare i nostri pensieri in uno stato di incoscienza  farebbe meno male. Un dottore per il cuore che non sia un banale cardiologo,non esiste. Un appassionato di puzzle neanche saprebbe mettere a posto i pezzi. Perché per una porta che si chiude se ne aprono altre cento,ma siamo ancora con lo sguardo rivolto verso l’Uscita. Non capiremo mai se la scelta fu giusta o sbagliata,semplicemente continueremo a camminare.

Se la notte ci tenesse compagnia invece di lasciarci soli con noi stessi,potrebbe spiegarci persino qualcosa. Eppure quella voce assordante, che si ripropone sempre uguale, la sentiamo comunque ogni notte. E ci lasciamo andare a frasi mai dette, a pensieri mai conclusi , a sguardi ormai persi. Sono troppo giovane per avere nostalgia? Di un sentimento così come di una parte vissuta?  Certo è che mi sento profondamente  strana. Ogni scelta è una strada senza uscita, ogni decisione ci porta inevitabilmente a chiederci “ E se…” e non potremo mai cambiare quella sensazione di malessere e frustrazione del Non Sapere come sarebbe andata. Però possiamo accettarla e considerare che fa parte del percorso che ci siamo  scelti, guardando sempre Oltre.

Il  silenzio cade insieme alla notte e l’aria è più densa.  Questo blu notte ci avvolge e non abbiamo via di scampo,solo stenderci su un soffice letto e abbandonarci  alla stanchezza di una lunga giornata. La notte invidia il giorno, perché non si ferma mai. Lei invece è ferma, immersa in sé stessa  e ferocemente lenta. Sii dolceamara . Solo per me,solo per stanotte.

Prendi un pomeriggio in cui non hai nulla da fare

giovedì, 14 gennaio 2010 by Anna1988

“Prendi un pomeriggio in cui non hai nulla da fare,trasformalo in un sogno.”

Margot scrisse questa frase su un taccuino rilegato in pelle marrone, come incipit per un probabile pezzo che forse non avrebbe mai scritto. Il sole era sorto da un pezzo ma lei, con la persiana chiusa, non se n’era accorta. Per tutta la notte aveva fissato quel foglio bianco,alla ricerca dell’ispirazione. La sua mano destra giocherellava con un oggetto metallico poggiato sulla scrivania, come se da esso dovesse arrivare la tanto agognata idea. Aveva mani stupende, quasi studiate.  A guardarla era piacevole, di carnagione olivastra ed occhi scuri, capelli neri lunghi e setosi. Ma quello sguardo…..nessuno sa dire cosa vi si nascondesse. Sembrava prendersi gioco di tutto e allo stesso tempo, impazzire di  serietà per una stupidaggine.

Chissà se un giorno l’avrebbe fatto, il grande salto. Mille volte era andata lì, cercando l’ispirazione, ma vi aveva trovato solo una tentazione. Che senso ha tentare di alzarsi quando l’inquietudine ti morde avida? Ciò che la tratteneva dal lanciarsi giù nel vuoto era un profondo gesto di pietà verso sé stessa. Forse avrebbe risolto ogni suo problema semplicemente rinunciando a capirne le dinamiche.

Con questo spirito, anche quel pomeriggio, Margot si diresse verso il ponte sul fiume. Era una bella giornata, di un tiepido piacevole che ti scalda il cuore. Mentre si avvicinava, con il suo taccuino sotto braccio, la sua irrequietezza aumentava. Pierre la vide e le si avvicinò. Seguirono due frasi di circostanza, poi un silenzio agghiacciante. Margot fissava un ramoscello che il fiume portava con sé nel suo tragitto e per un attimo si immedesimò. Cos’era lei se non un semplice oggetto trascinato dagli eventi? Prese il taccuino – mentre Pierre la fissava – lo aprì e scrisse “ Cosa sono io,se non una inutile immagine ferma mentre il tempo mi scorre dinanzi?”. Poi, senza neanche pensare, gettò il taccuino dal ponte. Pierre non disse una sola parola, le prese la mano dolcemente e rimase con lei, ad osservare quel  vuoto senza la presunzione di volerlo capire.