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Teddy

domenica, 20 dicembre 2009 by
Teddy, l'orso di peluche

Teddy, l'orso di peluche

Teddy è l’orsacchiotto di peluche appoggiato sopra il ripiano dei giochi nella camera di Mila. E’ stato appena scartato dal pacco regalo sotto l’albero e dopo un bel po’ di buio è stato accolto dalla luce e dal calore. Subito accudito prontamente da Mila, divenuta inseparabilmente amica di fantasie e giochi in questi giorni di Natale, tra il caminetto acceso, i tappeti rossi e le luci appese dal babbo dentro e fuori casa.

Teddy trova la casa calda e pensa che non è male. Come non è male Mila che lo guarda sempre con quegli occhioni grandi scuri e ridenti. E sì, poi ride. Ride tanto Mila. E i suoi abbracci sono forti. E caldi. Tutto sommato non è male la sua vita di peluche.

Si ricorda dei discorsi che faceva con gli altri suoi compari in fabbrica, erano tutti lì impacchettati l’uno accanto a l’altro, odoravano di buono e si era tutti eccitati nell’immaginare cosa sarebbe accaduto dopo.

Il dopo per un orsacchiotto di peluche è un concetto non troppo elaborato, non troppo spesso o filosofico come noi umani sovente riusciamo a pensare, ma tant’è che un briciolo di pensiero, di tocco, in quegli orsacchiotti della famosa fabbrica di giocattoli c’era. E nei pensieri, coltivati tra dicerie e previsioni, c’era il “dopo”.

Non stupitevi più di tanto. Un peluche come qualsiasi altra cosa creata dall’uomo ha effettivamente un’anima. L’uomo non se ne accorge mai, mai abbastanza, ma tutto ciò che fa o tocca è destinata a lasciare un segno, ogni cosa che produce ha parte della sua vita insita. E quindi, è come se soffiasse o cedesse parte della sua linfa vitale all’oggetto che ha creato. Teddy, come gli altri suoi simili (e simili è il concetto più adeguato, visto la sua perfetta somiglianza con gli altri orsacchiotti dell’azienda), aveva dentro di sé quel tocco dato da uno sconosciuto creatore creativo, parte di codesto padre era ora in lui. Teddy è peluche arancio e ocra brillante, occhi di plastica neri grandi abbastanza da coprire un terzo del volto, orecchie tonde perfette e piccole, nasetto di spugna verniciata all’insù, sorriso cucito buono e tenero e un panciotto a bottoni grandi verdoni, di stoffa e velluto verde scuro. E sempre con le braccia aperte.

Mila non perde mai un attimo, corre da una parte all’altra della stanza, raduna le bambole e la tavola piccola del the, e poi al solito si prende Teddy con sé e non perde tempo a presentarlo alla sua maniera alle sue amiche di plastica. Teddy è un po’ timido, per fortuna non sa arrossire, ma comunque è imbarazzato. Le bamboline già lo conoscono e non perdono tempo a ridere un po’ per la situazione, Teddy è grosso per loro e per quel tavolino, è davvero ingombrante, non è proprio il principe azzurro che avrebbero voluto arrivasse con una bella lucente automobilina.

Ma a Teddy non importava. Teddy voleva solo stare con Mila. Ormai da quel Natale è passato un  bel po’ di tempo e Mila e lui sono diventati inseparabili. Mila cresce e non tarda a notare o vedere alcune cose e poi si fa un sacco di domande su tutto, sui suoi genitori, sulla tv. Domande che chiede a caterva a Teddy, soprattutto di notte, sotto le coperte, quando lo abbraccia forte. Quante domande, Mila. Ma Teddy vorrebbe davvero risponderti, solo che può darti solo un abbraccio. Pare che basti, Mila si riposa e dorme profondamente dopo cinque minuti. Nella stanza tutto si fa buio, cade il silenzio come una coperta in più, sente il respiro di Mila regolare e candido. Forse questa pace si chiama vivere. Il pensiero profondo gli fa rimanere gli occhi di plastica aperti, come sempre.

Mila cresce e si fa grande. Adesso legge i libri e i fumetti. Mette tutto in ordine e ha anche un po’ da studiare, visto la mole di compiti. Nel mettere tutto a suo posto cerca di dare una collocazione ai suoi giochi, alcuni molto vecchi ormai. E poi non avrebbe spazio per i libri. Teddy nota che Mila in fondo è cambiata. Non dorme più con lei e ora lo adagia su uno scaffale insieme alle bambole di plastica ormai vecchie e scolorite dal passare degli anni e insieme agli altri suoi compari, l’anatra di peluche, la scimmia marinaio, il clown sgargiante e tutti gli altri vecchi e nuovi incontrati in quella stanza in questi anni.

Mila è cambiata. Teddy non ha trovato mai le parole per dirglielo. Non ha parole in realtà, solo spirito. E quello spirito ha qualcosa, la sua anima preme dentro il suo cuore di stoffa, lo travolge abbastanza nonostante tutto questo tempo, impetuosamente forse una piccola parola potrebbe sgorgare dalle sue labbra decorative. Teddy si sforza, dallo scaffale, ma non riesce a dire. Mila è volta di spalle, intenta a fare altro, ma lui non riesce a chiamarla. E a dirgli che. Che dopo tutto questo tempo, dopo essere stato a lei vicina, dopo averla ascoltata e stretta, lui la ama.

Ma niente. Fermo. Immobile. Nessuna parola.

I suoi compari lo guardano e glielo dicono. Lo spirito parla per loro e agisce su onde diverse dalle nostre, chiaramente. Una sorta di telepatia che noi sordi umani materiali non possiamo percepire.

“Teddy, non fare così. Lo sai che non puoi. Non è concesso…”

“Teddy, hai il cuore di stoffa più caldo che ci sia, ma lei è una umana…”

“Teddy, lei è cresciuta ormai e noi siamo già fortunati se tutti quanti invecchieremo insieme tra di noi…”

“Teddy, non ci pensare. Hai fatto quello che dovevi fare. Lei è stata amata.”

“Teddy, sei un giocattolo vecchio ormai. E’ normale che ci sia un altro ora…”

Teddy non vorrebbe ascoltarli.

Se potesse, piangerebbe. “Ti amo, Mila.” è davvero l’unico pensiero.

Mila è quasi una donna ormai e vive ancora dai suoi, sta finendo gli studi. Ha pensato bene di invitare il suo ragazzo a casa per Natale, un’occasione buona per presentarlo meglio a mamma e papà. Anche se è un po’ emozionata.

Ha addobbato lei il salotto quest’anno. Il presepe e l’albero, ci ha dedicato passione e tempo. Ha sempre amato il Natale, fin da quando era piccola. Fin da quando suo padre le regalò… quell’orsacchiotto di peluche…

Mila torna nella sua stanza e si guarda attorno. E’ sera e il suo ragazzo sta per arrivare. Lo ama davvero, ma ha paura a dirlo. Ritrova il suo vecchio confidente di anni fa, il vecchio Teddy è ancora seduto lì su quello scaffale in alto. Lo guarda, ha un occhio di plastica che gli penzola giù. Mila sorride e lo accarezza, come se volesse ricatturare un Natale di secoli fa.

“Come stai?” le dice.

Teddy vorrebbe dirglielo. Ma gli basta solo quel tocco.

Solo quelle dita. Dopo tanti anni.

La notte scende. Il salotto ha un tavolo imbandito mentre gli ospiti prendono posto. La tv e il telegiornale annunciano le ultime notizie, chiudono parlando di una nota fabbrica di giocattoli che sta per chiudere. Mila e il suo ragazzo si guardano tra le luci di alcune candele, sua madre ha il tempo di lanciare una battuta e farlo entrare in famiglia.

Dal presepe, senza essere visto, un angelo si stacca dalla grotta. Giusto in tempo per trovare il vecchio Teddy.

Tutto accade a Natale.

“Teddy, ciao vecchio mio”

“Ciao angelo… e buon Natale!”

“Buon Natale anche a te…”

“Come mai da queste parti, dovresti stare in tutt’altra situazione…”

“Oh, diciamo che qualcuno mi ha mandato da te e che era il caso di farti un regalo questo Natale…”

“Angelo mio, sono vecchio e stanco e ho amato abbastanza, tanto. A chi vuoi che importi questo?”

“A qualcuno importa sempre. E sa del tuo cuore di stoffa pieno di peluche bianco, Teddy. E sono passati abbastanza anni, anche per te. E Mila hai visto com’è cresciuta…”

“Si… Ho visto…”

“E’ diventata una donna brillante, generosa, attenta, sensibile. Molto sensibile, vecchio Teddy. Non certo una bambola di plastica.”

“Lo so, lo so…”

“E questo grazie anche a te.” L’angelo risplende. E accarezza Teddy.

Teddy per la prima volta piange. Le sue lacrime sono asciugate un po’ dalle ali del messaggero.

Il vecchio orsacchiotto chiude gli occhi, ora.

E per sempre.

L’angelo sfiora il suo cuore di stoffa e ci soffia su. Tutto il peluche bianco esce fuori portato via dal soffio, si perde via dalla finestra, in un vortice di vento, fino a raggiungere il cielo blu.

E tutto l’amore di Teddy diventa soffice neve bianca e pura per il Natale più bello di Mila. La casa è coperta di bianco come una stella appena nata.

Mila guarda fuori la finestra.

Rimane incantata come una bambina. E’ tutto così puro.

L’Aquila en rouge: Ricordi a scatti di un anno fa

venerdì, 18 dicembre 2009 by

L'Aquila en rouge: Ricordi a scatti di un anno fa

Ricordi un anno fa? Eravamo ancora qui,
presi dalle nostre promesse,
mentre cercavamo i regali per i tuoi,
i bambini ci correvano incontro.
L’Aquila e il suo freddo ci insegnava ad essere caldi sotto le sue ali.
Ti ho promesso con uno sguardo e un bacio,
mentre ci perdevamo tra le antiche vie
di una storia orgogliosa e immutabile,
mentre i nostri amici ci aspettavano,
mentre le luci si accendevano
e le vie brillavano di Natale
nell’aria di dicembre. Leggi il resto di questo articolo »

Natale: amore e odio

giovedì, 10 dicembre 2009 by

Cari lamentosi, eccomi di nuovo a porvi una questione sulla quale dare il vostro parere.

Considerando il calendario non potevo evitare di parlare del Natale e di tutto ciò che lo circonda…e mi sembra scontato al punto giusto! Allora, vorrei da voi un parere positivo e uno negativo sul Natale e mi raccomando non fate i disfattisti dicendo solo che odiate alberi, presepi, regali e quant’altro…ci sarà pure un aspetto positivo! A voi il compito di scovarlo!

Per me quest’anno l’atmosfera natalizia è meno pesante del solito. Ho apprezzato molto il fatto che negozi e tv abbiano aspettato un po’ prima di tartassarci, almeno così quando arriverà Natale non saremo già stufi da mesi di jingle bells. Come aspetto negativo purtroppo c’è sempre il ricordo di come era bello quando si era bambini e di come invece adesso sia un po’ vuoto, con famiglie sempre meno numerose.

Cari miei, a voi la parola.