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Sabato 17 ottobre 2009 – BAR PIZZERIA a Sant’Eusanio

martedì, 20 ottobre 2009 by

Era un’importante lacuna nella mia formazione e finalmente l’ho colmata dopo anni di inseguimenti. I was told che trattavasi di pizzeria buona e, data la scarsità di questo bene sul mercato locale, diamo fiducia a una voce per una volta positiva.

L’ingresso è uno shock, appena entrato sono già di cattivo umore. Mi trattengo, cerco di fare il famoso buon viso a pessimo gioco. Una folla vociante a causa del solito compleanno di una quarantenne imbellettata, bambini capricciosi e giovinastri reduci dalla partita di calcetto del sabato lasciano presagire una serata come dire… non proprio esaltante. Ma andiamo avanti. Mi lascio portare la solita birretta da pizzeria in bicchiere finto Moretti. Beviamoci su, anche se l’amarognolo delle brutte birre italiane a volte è stomachevole. Vorrei solo birre leggere di produttori bavaresi, ma a Sant’Eusanio non si può. No hay problema, ho visto di peggio.

Mi aspetto una minzione quasi immediata ma stavolta la vescica fa capricci o forse sta dalla parte degli improbabili camerieri. Traditrice, penso.

Ma, giacché gli altri commensali si fanno attendere, perchè non andare a visitare la locale toilette?

Lo stanzone a mo’ di spogliatoio delle palestre comunali (perché di questo si tratta) è nell’angolo del garage (il locale è un garage riadattato così male che forse era meglio lasciarlo com’era prima). Entro salendo una pedana che dovrebbe essere un buon viatico per un disabile: macché, se sale non sa come aprire la porta perché è fisicamente impossibile che la mano arrivi alla maniglia. Il neon domina sovrano, uno specchio è spaccato, l’aria non è puteolente solo perché forse è andata poca gente al bagno. Le piastrelle sono le solite da finto benessere primi anni ’70 all’epoca dei soldi facili.

Mi precipito con curiosità nel cesso la cui porta, per fortuna delle mie mani, è aperta. Eseguo il compitino e aziono lo sciacquone con metodo tradizionale. Esco, visiono rapidamente i lavabi e il portasapone. Che bello, c’è il pedale! Sì, il pedale c’è ma peccato che l’acqua scorra su due dei tre lavabi. Dove lavo le mani? Non lo so, scelgo a caso.

Mi asciugo con carta non troppo ruvida e apro la porta con lo scivolo verso il garage.

Il canone, neanche a dirlo, è stato rispettato solo per il pedale. Per il resto il contatto, e l’influenza suina che ne deriva, è garantito. Il lettore medio, tuttavia, potrebbe trarre conclusioni affrettate: il voto non è così insufficiente da meritare una bocciatura. Almeno, nessuna pretesa di originalità.

Voto 6-

Sabato 15 novembre 2008: Milucky, Ortona, Chieti, Italia.

lunedì, 24 novembre 2008 by

In omaggio alla macchina da scrivere e al PC vintage scrivo questa prima breve nota con il Courier New: una provocazione.

Fuori di tazza – I

Durante la preparazione della rubrica l’amico Riccardo ha fatto alcune osservazioni sull’ideale di cesso di un locale pubblico. Sono emersi alcuni capisaldi: il pedale al posto delle manopole del rubinetto per evitare il contatto delle mani appena lavate con il lerciume lasciato dagli altri sconosciuti; una cellula fotoelettrica per evitare di posare le mani sull’interruttore e, aggiungo io, una porta che si apre automaticamente. La prima caratteristica È presente in molti cessi; la seconda quasi mai; la terza mai. Avendo in mente questo concetto austero ma funzionale, nonché igienicamente ineccepibile, inizio il mio viaggio nei cessi dei locali pubblici assistito da una vescica generosa e sempre bellicosa.

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