Il sorriso del Natale

domenica, 25 dicembre 2011 by

[Recupero questo racconto scritto nel 2010  per augurare a voi un Buon Natale 2011 e per ringraziare chi ha creduto in me sempre, anche nei momenti più difficili. ]

IL SORRISO DEL NATALE

Era il Natale giusto nel posto sbagliato. Non sapeva perché ma aveva avuto quest’impressione mentre passeggiava nelle strade della città, una città irriconoscibile dove i palazzi sembravano vivi  e festosi, illuminati e addobbati com’erano.

“Pazzia, tutto questo via vai di persone impegnate compulsivamente a piacersi a vicenda, a cercare se stesse negli altri”. Un pensiero ricorrente che l’attanagliava. E lui dov’era? Anna voleva piacergli a tutti i costi, anche annullando la sua piccola vita, piccola agli occhi di chi non conosceva quell’immenso che aveva dentro e si portava lungo la strada. Si fermò davanti la vetrina di un negozio di abbigliamento e rimase a fissare quei manichini. Freddi, impassibili, vestiti a festa, contemplati da migliaia di occhi senza saperlo. Così per  un minuto immaginò tutti i punti che gli esseri umani avevano in comune con loro. Non erano pochi. Quello che più le faceva paura era la passività, il rimanere immobili mentre tutto andava così veloce. Anche il Natale stava passando ad essere non più un giorno fatto di tempo  per sé e per le persone amate ma un’estrema corsa contro il tempo, verso l’apparenza dimenticando la sostanza. Un giorno in cui i buonismi prevalgono sulla vera Bontà e la questione si riduce ad un “avere”. Fu interrotta nel suo movimentato pensiero da una bambina che le si appese al cappotto, dicendole “ Sei bella”. Aveva il sorriso dell’innocenza e della purezza, quel candore roseo, niente a che vedere con la freddezza di quelle sensazioni che stava provando. La bimba sorrise. Anna sorrise. La bimba si allontanò. Anna rimase ad ascoltare quel sorriso. La sua bellezza stava negli occhi che indagavano ogni angolo del mondo alla ricerca di un senso da dare all’Amore. Una missione vitale, per Anna, quasi una vocazione : la ricerca di quel senso. Illudersi di ritrovare quell’Amore che ogni mattina di Natale sentiva nella voce della nonna, quando le stringeva e sé e la baciava forte. Sapeva che non l’avrebbe mai più provato ma voleva solo che lui, quell’uomo capace di starle così vicino con l’Anima pur senza saperlo, le aprisse il suo cuore.

“Mostrami cosa c’è, tutto quello che hai” gli aveva sussurrato una sera mentre fuori pioveva e lui aveva reagito come uno di quei manichini in vetrina. Era una difesa e Anna lo sapeva bene, convinta che prima o poi sarebbe riuscita ad abbatterla. Rimase qualche minuto come incantata ad assaporare perlomeno mentalmente il momento in cui avrebbe vinto  il suo sorriso. Poi si voltò verso ciò che la circondava, quel frastuono e quel vocio confuso e riprese a camminare.

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