<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>66034.it</title>
	<atom:link href="http://www.66034.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.66034.it</link>
	<description>la Lanciano che non se la beve</description>
	<lastBuildDate>Wed, 28 Dec 2011 11:24:41 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Il sorriso del Natale</title>
		<link>http://www.66034.it/il-sorriso-del-natale-1585.html</link>
		<comments>http://www.66034.it/il-sorriso-del-natale-1585.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 13:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna1988</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'importante è avere un titolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.66034.it/?p=1585</guid>
		<description><![CDATA[[Recupero questo racconto scritto nel 2010  per augurare a voi un Buon Natale 2011 e per ringraziare chi ha creduto in me sempre, anche nei momenti più difficili. ]


IL SORRISO DEL NATALE
Era  il Natale giusto nel posto sbagliato. Non sapeva perché ma aveva avuto  quest’impressione mentre passeggiava nelle strade della città, una città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Recupero questo racconto scritto nel 2010  per augurare a voi un Buon Natale 2011 e per ringraziare chi ha creduto in me sempre, anche nei momenti più difficili. ]</p>
<div>
<div>
<p><strong>IL SORRISO DEL NATALE</strong></p>
<p>Era  il Natale giusto nel posto sbagliato. Non sapeva perché ma aveva avuto  quest’impressione mentre passeggiava nelle strade della città, una città  irriconoscibile dove i palazzi sembravano vivi  e festosi, illuminati e  addobbati com’erano.</p>
<p>“Pazzia, tutto questo via vai di persone  impegnate compulsivamente a piacersi a vicenda, a cercare se stesse  negli altri”. Un pensiero ricorrente che l’attanagliava. E lui dov’era?  Anna voleva piacergli a tutti i costi, anche annullando la sua piccola  vita, piccola agli occhi di chi non conosceva quell’immenso che aveva  dentro e si portava lungo la strada. Si fermò davanti la vetrina di un  negozio di abbigliamento e rimase a fissare quei manichini. Freddi,  impassibili, vestiti a festa, contemplati da migliaia di occhi senza  saperlo. Così per  un minuto immaginò tutti i punti che gli esseri umani  avevano in comune con loro. Non erano pochi. Quello che più le faceva  paura era la passività, il rimanere immobili mentre tutto andava così  veloce. Anche il Natale stava passando ad essere non più un giorno fatto  di tempo  per sé e per le persone amate ma un’estrema corsa  contro il tempo, verso l’apparenza dimenticando la sostanza. Un giorno  in cui i buonismi prevalgono sulla vera Bontà e la questione si riduce  ad un “avere”. Fu interrotta nel suo movimentato pensiero da una bambina  che le si appese al cappotto, dicendole “ Sei bella”. Aveva il sorriso  dell’innocenza e della purezza, quel candore roseo, niente a che vedere  con la freddezza di quelle sensazioni che stava provando. La bimba  sorrise. Anna sorrise. La bimba si allontanò. Anna rimase ad ascoltare  quel sorriso. La sua bellezza stava negli occhi che indagavano ogni  angolo del mondo alla ricerca di un senso da dare all’Amore. Una  missione vitale, per Anna, quasi una vocazione : la ricerca di quel  senso. Illudersi di ritrovare quell’Amore che ogni mattina di Natale  sentiva nella voce della nonna, quando le stringeva e sé e la baciava  forte. Sapeva che non l’avrebbe mai più provato  ma voleva solo che lui, quell’uomo capace di starle così vicino con  l’Anima pur senza saperlo, le aprisse il suo cuore.</p>
<p>“Mostrami cosa  c’è, tutto quello che hai” gli aveva sussurrato una sera mentre fuori  pioveva e lui aveva reagito come uno di quei manichini in vetrina. Era  una difesa e Anna lo sapeva bene, convinta che prima o poi sarebbe  riuscita ad abbatterla. Rimase qualche minuto come incantata ad  assaporare perlomeno mentalmente il momento in cui avrebbe vinto  il suo  sorriso. Poi si voltò verso ciò che la circondava, quel frastuono e quel  vocio confuso e riprese a camminare.</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.66034.it/il-sorriso-del-natale-1585.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Undici settembre</title>
		<link>http://www.66034.it/undicisettembre-1574.html</link>
		<comments>http://www.66034.it/undicisettembre-1574.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 15:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Ventaglio di Carta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.66034.it/?p=1574</guid>
		<description><![CDATA[&#8230;.2001, 2011.
La televisione accesa, per caso, volume azzerato. Le finestre aperte su Via San Vitale, le prime oziose ore del pomeriggio di una calda giornata qualunque nella mia settimana di trasferta bolognese. Di passaggio davanti alla TV, una scena da film, un grattacielo che fuma da un lato. Resto ferma, cerco di capire di cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8230;.2001, 2011.</strong></p>
<p>La televisione accesa, per caso, volume azzerato. Le finestre aperte su Via San Vitale, le prime oziose ore del pomeriggio di una calda giornata qualunque nella mia settimana di trasferta bolognese. Di passaggio davanti alla TV, una scena da film, un grattacielo che fuma da un lato. Resto ferma, cerco di capire di cosa si tratti, se dell&#8217;ennesimo film catastrofico o di immagini tratte da chissà dove che raccontano la cronaca della mattina di chissà quale città non italiana. Non so per quale ragione, l&#8217;ultimo dei miei pensieri è prendere il telecomando e alzare l&#8217;audio, ma forse nemmeno c&#8217;era la telecronaca, forse erano immagini senza commento in attesa di una qualche spiegazione. Arriva il mio ragazzo di dieci anni fa, si ferma anche lui davanti allo schermo, a un passo da me, restiamo in piedi a guardare delle immagini senza avere la minima idea di cosa stiano raccontando. Mi chiede di cosa si tratti, ammetto che non sto capendo un granchè, e all&#8217;improvviso un aereo compare in quella scena apparentemente immobile. Pensiamo che passerà vicino ai grattacieli, che non c&#8217;è nulla di ostile&#8230;. e invece, taglia uno dei due grattacieli, una scena completamente fuori dall&#8217;immaginazione, da qualsiasi possibile previsione. Solo una voce di stupore, io e lui ci chiediamo se magari sia stato involontario, un impatto dovuto al fumo, quel fumo che già si levava prima dello schianto, dovuto a chissà quale precedente incidente. Col passare dei minuti le informazioni si fanno più precise o forse semplicemente io e lui prestiamo più attenzione, cerchiamo qualche risposta e ascoltiamo cosa sta accadendo, è accertato che non è un film, che la città è New York, che il fumo era dovuto a un precedente impatto, un primo aereo probabilmente dirottato contro una delle due torri del World Trade Center e che con buone probabilità il secondo schianto non è casuale. I minuti scorrono veloci per quanto tutto sembri immobile, una fredda scena esterna di due grattacieli in  fiamme, non c&#8217;è bisogno di vedere cosa accade dentro per poterlo immaginare, per capire, per provare un senso di dolore per chi sta cercando di salvare la propria vita, e magari quella di altri, e frustrazione per l&#8217;impossibilità di dare una mano, in qualunque modo. Dalla TV sembra che tutto quel disastro non faccia alcun rumore, persino il grattacielo che si ripiega su se stesso e finisce a terra in macerie sembra un palazzo di carte, un gigante di cristallo che cade in ginocchio trascinandosi giù tutte le vite, tutti i nomi che erano al suo interno, in quella che doveva essere una tranquilla, ordinaria mattina di lavoro e faccende quotidiane varie ed eventuali. Chi abbia voluto tutto questo, chi ne ha la colpa, chi merita di essere giustiziato&#8230;. in quel momento c&#8217;è solo chi era dentro, chi sta lottando per salvarsi, chi già sta scavando per salvare chiunque possa essere salvato, in qualunque modo, chi ingiustamente ha lasciato una vita in sospeso perchè pensava di avere ancora una vita davanti. Non so quanto tempo siamo rimasti fermi, in piedi, a un metro dal televisore. Quasi fosse ingiusto, offensivo voltare le spalle, fosse anche solo per andare a sedersi un attimo sul divano. Il secondo gigante va giù, si apre il cielo alle spalle di quel disastro, ai piedi delle Twin Towers uomini molto più piccoli dei blocchi di cemento cercano di sentire una voce tra le macerie, un respiro, portano via superstiti, estranei che si asciugano vicendevolmente le lacrime. Chiamo casa, torno alla mia quotidianità, quasi imbarazzante in quel frangente, chiedo cosa sanno, se hanno visto, speriamo che non succeda altro, è abbastanza. Sarebbe stato abbastanza anche se ci fosse stata un&#8217;unica vittima. Perdono la vita 2752 persone.<br />
La sera, usciamo per Bologna, andiamo a cena in una taverna poco lontano dalla casa di quello che era il mio ragazzo, nel 2001. Vuole farmi assaggiare pasta con ragù alla bolognese e un vino chiamato Cagnina. Al tavolo, una ragazza ci regala una copia dell&#8217;edizione straordinaria de Il Resto del Carlino. Ancora la conservo tra i miei libri, il ricordo di una storia che sarebbe finita a un mese di distanza dall&#8217;11 settembre.<br />
Il ricordo di una pagina di storia del nostro tempo.</p>
<p><a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/6b/911_victims.jpg"  rel="lightbox[roadtrip]">http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/6b/911_victims.jpg</a><br />
<a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fe/September_14_2001_Ground_Zero_02.jpg"  rel="lightbox[roadtrip]">http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fe/September_14_2001_Ground_Zero_02.jpg</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.66034.it/undicisettembre-1574.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Musica</title>
		<link>http://www.66034.it/musica-1569.html</link>
		<comments>http://www.66034.it/musica-1569.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 15:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna1988</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'importante è avere un titolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.66034.it/?p=1569</guid>
		<description><![CDATA[La musica è tutta intorno ed è invadente. Si prende gli spazi in questa festa e lascia che le gambe e le braccia inizino a muoversi fuori dal controllo. In men che non si dica, stiamo roteando io e te, al centro della stanza, a soli pochi metri di distanza. Così pochi che fanno paura, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La musica è tutta intorno ed è invadente. Si prende gli spazi in questa festa e lascia che le gambe e le braccia inizino a muoversi fuori dal controllo. In men che non si dica, stiamo roteando io e te, al centro della stanza, a soli pochi metri di distanza. Così pochi che fanno paura, così pochi che a primo impatto dire quella parola li fa sembrare ancora più spaventosi.  Siamo circondati da una valanga di passi, tutti sullo stesso perimetro.  Stiamo roteando e non riusciamo a fermarci, ci sforziamo ma qualcosa ci inganna. Solo la violenza con la quale amiamo noi stessi basterebbe a farci perdere la testa.  C&#8217;è questa canzone che risuona in questa stanza e ripete “ Questo è l&#8217;unico tesoro che posso regalarti“.<br />
“Non lasciare la mia mano”  narra.  C&#8217;è confusione tra questi manichini di ghiaccio e noi siamo a soli pochi metri,  pochi passi ancora  e potremo salvarci.  Pochi metri e potrò riaverti.   I manichini di ghiaccio ballano  ed io ho freddo,  il sangue scorre troppo veloce e il mondo gira troppo lontano.<br />
I manichini si mettono in mezzo tra noi e ci separano perché anche loro stanno ballando ma non sanno quanto male ci fanno.<br />
Siamo così presi dalla grandezza delle cose che casa nostra ci sembra sempre la stessa.  Poi ci sono alcune persone che si sentono leader di una compagnia suprema e ti fanno sentire una formica.  Passiamo la notte a discutere di come si sia potuti arrivare a questo punto e in fondo sappiamo che intorno è tutto peggio di come lo vorresti ed è più bello di come ti aspettavi.  Forse la paura di affrontare un nemico,  la paura di perdere il niente che hai e che lentamente costruisci con orgoglio è troppo grande per noi.<br />
E pensare che lo sanno tutti,  è una regola banale come la maiuscola dopo il punto e a capo.</p>
<p>Ad un certo punto tu ti siedi per terra,  in mezzo alla gente,  con la tua chitarra. Inizi a suonare un pezzo nuovo che ti è venuto in mente così, sul momento.  Tutti si fermano a guardarti come incantati e tu canti come se per te fosse la prima volta.  La musica riempie i vuoti e la solitudine che ci circonda.  Anche le persone intorno si siedono accanto a te,  anch&#8217;io mi siedo accanto a te.  La  musica alla fine continua a farci roteare in questa stanza che ormai non conosce confini e noi non siamo altro che manichini di ghiaccio che non riescono a toccarsi senza rischiare di rompersi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.66034.it/musica-1569.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nothingman</title>
		<link>http://www.66034.it/nothingman-1561.html</link>
		<comments>http://www.66034.it/nothingman-1561.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 19:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Ventaglio di Carta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.66034.it/?p=1561</guid>
		<description><![CDATA[&#8230;.Still here.

Lei lo chiamò. Si intuiva un finale sbrigativo in quella promettente sera di inizio estate. Una spiegazione affrettata, il semplice aggrapparsi a qualcosa di insignificante per addossargli anche la colpa, scrollarsela di dosso e derubarlo persino della verità, facile nuda e scarsamente incline alle obiezioni. Nessuna sorpresa. C’è qualcosa di animalesco nel nostro grado [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8230;.Still here.<br />
</strong><br />
Lei lo chiamò. Si intuiva un finale sbrigativo in quella promettente sera di inizio estate. Una spiegazione affrettata, il semplice aggrapparsi a qualcosa di insignificante per addossargli anche la colpa, scrollarsela di dosso e derubarlo persino della verità, facile nuda e scarsamente incline alle obiezioni. Nessuna sorpresa. C’è qualcosa di animalesco nel nostro grado di civiltà che ci permette di annusare i cambiamenti, di provare a avanzare una domanda retorica del tipo “E’ una mia sensazione o….”, e sapere che il silenzio a cui ci troviamo costretti si inasprirà fino a diventare un’arma a doppio taglio. La storia si scrive alla fine, e quella storia la avrebbero scritta gli insulti conclusivi di lei. Lui la salutò, tra punti di vista diametralmente opposti a quelli che si raccontavano in passato, la salutò chiedendole di essere fortunata. E una volta che lei gli chiuse per l’ennesima volta la conversazione in faccia come ogni volta che lui aveva bisogno di parlare, trovò da ridere per quella parola, “fortunato”. Cosa ne sapeva lui di fortuna? Eppure, ci vorrebbe proprio, di esserlo ogni tanto, invece di dover andare in cerca di una precaria felicità lasciando la porta aperta.<br />
Rimase immobile sul bordo del letto, su un bordo qualsiasi, a ripercorrere la memoria della loro storia precaria, il modo in cui si erano trovati raccontandosi di fiducia e speranze mancate, e anche se si aggiravano distanti da chiunque, come ombre di amanti, avevano avuto la possibilità di stare bene, di ridere, di alleggerire il carico delle sconfitte con il loro breve trovarsi, di condividere momenti semplici, unici. Un amplesso è qualcosa che può ripetersi, la complicità di un abbraccio lascia tracce più indelebili. Uno scambio di confidenze sotto la pioggia, un regalo inaspettato, una carezza, uno sguardo che scorge una lacrima passata sotto silenzio e la trasforma in un sorriso. Non sapeva cosa farsene, di fatto a chi poteva importare, nessuno sapeva niente, non poteva neppure raccontarla, quella donna che improvvisamente avrebbe voluto non avere conosciuto, che gli appariva così simile a tutti gli uomini che lei biasimava, così simile alle donne di cui lui le raccontava.<br />
Potrebbe raccontarsi una bugia, che tra qualche mese starà bene, potrebbe andare a cercarsi un letto dove addormentarsi in un  abbraccio, e immaginarsi tra le braccia di lei. La loro condizione a tempo determinato, la coscienza che sarebbe arrivata la fine non alleggeriva la serata. Non così, poteva finire con uno sguardo, con un sorriso affettuoso, come era iniziata. Senza certezze, anche il finale.<br />
Si sarebbe raccontato che di lì a qualche mese sarebbe stato bene, che sarebbe stato a bere whisky al bar e avrebbe incrociato lo sguardo di lei come fosse uno sguardo senza nessuna storia dentro. Poteva già berci su, il bicchiere che non era mai riuscito a offrirle. E accettare come era andata. Di fatto, non si può rimangiare quanto è stato, e anche se gli sembrava di avere avuto una storia qualunque, i ricordi, i bei ricordi gli ridevano in faccia la sua incapacità di rimaneggiare il passato. Continuò a bere per tutta la notte, a guardare oltre la finestra, una città che sembrava un mare fatto di luci, a guardare il telefono pensando di staccarlo, almeno avrebbe potuto raccontarsi che forse lei lo aveva cercato, si promise di cancellare le sue tracce, si rese conto di non averla mai abbracciata nella vita reale, per strada, come potrebbe chiunque, come lei non voleva. Prima o poi sarebbe crollato, nel senso che avrebbe pianto o solo che si sarebbe addormentato. Prima o poi avrebbe posato il bicchiere e ritrovato il coraggio di affogare in fondo allo stomaco la paura di un’altra sconfitta, e correre un rischio.<br />
Sguardi distanti, ricordi?<br />
Per ora basta così. Non ho mai conosciuto un lieto fine e in questo momento non saprei lavorare di fantasia. Magari, non saprei dire quando, magari qualcosa da raccontare.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=mCpzgcH0QBE">http://www.youtube.com/watch?v=mCpzgcH0QBE</a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=NbiCAia9e_g"></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.66034.it/nothingman-1561.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vorrei essere per te come</title>
		<link>http://www.66034.it/vorrei-essere-per-te-come-1558.html</link>
		<comments>http://www.66034.it/vorrei-essere-per-te-come-1558.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 18:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna1988</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'importante è avere un titolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.66034.it/?p=1558</guid>
		<description><![CDATA[Vorrei essere per te come
una festa di paese,
mentre attraversiamo gli sguardi instupiditi
e stanchi.
Il mio strano odore e le mie strane idee
tra le nostre lenzuola
saranno linfa vitale,
succo di mele.
Sanguineremo via da queste vene,
te lo prometto.
In un giorno di pace, sanguineremo via:
te lo prometto.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center">Vorrei essere per te come</p>
<p style="text-align: center">una festa di paese,</p>
<p style="text-align: center">mentre attraversiamo gli sguardi instupiditi</p>
<p style="text-align: center">e stanchi.</p>
<p style="text-align: center">Il mio strano odore e le mie strane idee</p>
<p style="text-align: center">tra le nostre lenzuola</p>
<p style="text-align: center">saranno linfa vitale,</p>
<p style="text-align: center">succo di mele.</p>
<p style="text-align: center">Sanguineremo via da queste vene,</p>
<p style="text-align: center">te lo prometto.</p>
<p style="text-align: center">In un giorno di pace, sanguineremo via:</p>
<p style="text-align: center">te lo prometto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.66034.it/vorrei-essere-per-te-come-1558.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come una canzone in MacDougal Street</title>
		<link>http://www.66034.it/come-una-canzone-in-macdougal-street-1550.html</link>
		<comments>http://www.66034.it/come-una-canzone-in-macdougal-street-1550.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 11:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Ventaglio di Carta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.66034.it/?p=1550</guid>
		<description><![CDATA[&#8230;.C&#8217;è della musica per raccontarsi un po&#8217;, sulla strada.

C’è una promessa  accanto a cui dormo questa notte, non ne conosco le coordinate
le parole accoglienti sono di ieri o per domani
e per questo a volte mi nascondo da quanto è stato
e quando trovo il coraggio cancello le tracce, per quanto siano il solo abbraccio che conosco da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8230;.C&#8217;è della musica per raccontarsi un po&#8217;, sulla strada.<br />
</strong></p>
<p>C’è una promessa  accanto a cui dormo questa notte, non ne conosco le coordinate<br />
le parole accoglienti sono di ieri o per domani<br />
e per questo a volte mi nascondo da quanto è stato<br />
e quando trovo il coraggio cancello le tracce, per quanto siano il solo abbraccio che conosco da un po’<br />
e per lo stesso motivo metto da parte la fiducia nei verbi al futuro<br />
sembrano la vuota rassicurazione di una madre a un bambino che ha occhi ancora troppo grandi<br />
per difendersi dalla realtà.<br />
C’è una promessa senza una data che viaggia sul sedile passeggero<br />
occasionale compagna di questo silenzioso vagare<br />
trascinando speranze fino all’alba per non vederle tramontare<br />
o per non vederle rinascere al mattino, tenero e sorridente specchio di una sconfitta<br />
C’è un semaforo che lampeggia sulla mia corsia<br />
e con la testa piegata per guardarlo mi brilla negli occhi la luce verde accanto<br />
e macchine che si allontanano sul loro rettilineo<br />
inseguo curve, non c’è un dove certo ma solo il come<br />
quando la strada diventa un posto accogliente e la distanza un modo di esserci<br />
C’è un bicchiere familiare, quasi vuoto tra le mani<br />
lascia tracce a forma di bacio sulle labbra<br />
e il sapore come un ricordo, a bocca chiusa<br />
guardo anelli di fumo prendere il volo, ci scrivo dentro una storia<br />
la mia voce sommessa simile a uno sguardo furtivo diventa racconto su un pezzo di carta<br />
musica scritta negli spazi fermi tra le corde<br />
Cantami la mia storia, è la storia di quegli avventori della vita<br />
che scelgono di continuare a proteggere nascosto in fondo allo stomaco,<br />
nelle pause di una canzone da MacDougal Street<br />
il loro impolverato, dignitoso credere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.66034.it/come-una-canzone-in-macdougal-street-1550.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Senza attese</title>
		<link>http://www.66034.it/senza-attese-1547.html</link>
		<comments>http://www.66034.it/senza-attese-1547.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 16:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna1988</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'importante è avere un titolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.66034.it/?p=1547</guid>
		<description><![CDATA[Nel tempo lasciamo cose sospese a metà,senza naturali conclusioni e lezioni da imparare. Giochiamo a scambiare i tasselli di una composizione che non ci appartiene e lasciamo che il caso decida cosa è meglio per noi.  Questo breve ed approssimativo pezzo è dedicato ad un nuovo amico, semplicemente perchè mi ha fatto riflettere sulla complessità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Nel tempo lasciamo cose sospese a metà,senza naturali conclusioni e lezioni da imparare. Giochiamo a scambiare i tasselli di una composizione che non ci appartiene e lasciamo che il caso decida cosa è meglio per noi.  Questo breve ed approssimativo pezzo è dedicato ad un nuovo amico, semplicemente perchè mi ha fatto riflettere sulla complessità di pensieri banali, troppo difficili da metabolizzare.</em></p></blockquote>
<p>Greta rimane seduta nella camera senza mobili esposta ad est. Il vento smuove delicato la tenda, il sole si siede sul davanzale.  Greta. La testa è inclinata , la sedia dondola, i pensieri oscillano, la bocca si schiude lenta, gli occhi ammiccano, le mani si appoggiano ai fianchi, la schiena è percorsa da un brivido. Precisa e ostinata, respira il ricordo del tempo rimasto sospeso e ascolta l&#8217;odore delle parole di un autunno frettoloso. Partiva, tornava, lasciava cadere valigie  piene di abiti scomodi e stanchi su un pavimento di domande che lui non faceva. &#8221; E&#8217; passato&#8221; e il tempo passa sui suoi piccoli piedi. Inizia a canticchiare qualcosa e le sue mani  le sfiorano i fianchi. Lui continua a schiarirsi la voce e lei sorride meschina, lo guarda, le piace e non parla. Lui e la sua chitarra, quattro birre, una notte. &#8221; Perchè sei rimasta una sera, dannata?&#8221; Il tempo le sfibra i capelli ed esaspera le espressioni di un viso del quale non rimane più niente di dolce. Partire, tornare, lasciare lamenti e rimpianti in scatoloni ammassati in un&#8217; umida cantina. La polvere deposita i suoi cattivi figli sulla superficie e pian piano penetra da una fessura rimasta inavvertitamente aperta.  Greta si accorge del danno ma la polvere violenta la sua memoria e lei immobile si abbandona all&#8217; impalpabile declino dei suoi alibi.  Rimane distesa nel limbo a percorrere spazi. Senza speranze, senza promesse, senza le attese.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.66034.it/senza-attese-1547.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La notte è una città fatta di luci</title>
		<link>http://www.66034.it/la-notte-e-una-citta-fatta-di-luci-1544.html</link>
		<comments>http://www.66034.it/la-notte-e-una-citta-fatta-di-luci-1544.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 May 2011 13:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Ventaglio di Carta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.66034.it/?p=1544</guid>
		<description><![CDATA[&#8230;.Di quelle notti che è quasi estate, che anche se non ci sono i lampioni a raccontarti la strada basta il cielo.

Mentre ci allontaniamo dal bar, qualcuno dice che “la parte migliore di un viaggio è il viaggio”. Il modo di pensare la vita applicato al tragitto che ci porta a una festa. Non ho dubbi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8230;.Di quelle notti che è quasi estate, che anche se non ci sono i lampioni a raccontarti la strada basta il cielo.<br />
</strong></p>
<p>Mentre ci allontaniamo dal bar, qualcuno dice che “la parte migliore di un viaggio è il viaggio”. Il modo di pensare la vita applicato al tragitto che ci porta a una festa. Non ho dubbi, penso. Di notte, poi, quelle notti che è quasi estate, che anche se non ci sono i lampioni a raccontarti l&#8217;asfalto basta il cielo. E i finestrini abbassati perchè l&#8217;aria della strada, come le parole, come gli sguardi senza bisogno di parole, sono parte importante del viaggio. Me ne rendo conto quando ci penso qualche tempo dopo, e non è solo memoria, ma storia scritta con tutti i sensi.<br />
Da piccola, mio padre mi diceva che i lampioni gialli indicano le strade principali, come le autostrade. Non mi sono mai chiesta se fosse vero, quando guardo le luci di notte penso che sia semplicemente così, che dove ci sono lampioni gialli parte qualche tragitto importante, di quelli che vedono vite scorrere addosso come se il viaggio fosse un movimento costante.<br />
E mi fermo a guardare un gruppo di luci lontane da noi. Le città di notte sembrano tutte un miraggio, per me che non so distinguere un paese dall&#8217;altro. Chissà se ci vedono da laggiù. La curva morbida della montagna solo un po&#8217; più blu del cielo. La solita luce rossa pulsante in cima a un&#8217;altura. Piccoli gruppi di case con la loro illuminazione discreta, fanno un figurone a vederle da qui, sembra di guardare il paesello più accogliente che si possa raggiungere. Di giorno, da lontano, sembra tutto più fermo, distante, meno colorato, la notte ha qualcosa di morbido che riesce a sfumare gli aspetti troppo concreti del giorno. C&#8217;è bisogno di uno spazio per respirare, per riconoscersi, per raccontarsi. E la notte ha i suoi tempi generosi abbastanza da poter indugiare su un panorama che sembra nuovo da un nuovo punto di vista. Uno di quei panorami che quando viaggio di notte sono una confortante compagnia, come un&#8217;onda che mi segue oltre i finestrini. E la musica random alla radio, in attesa della canzone giusta per raccontarmi il tragitto, per ricordarmi le sensazione, i pensieri di un momento. So che la musica che magari lì per lì sembra solo un sottofondo, un giorno potrebbe stupirmi ricordandomi non solo un viaggio, ma come mi sentivo, cosa provavo, accanto a chi erano i miei pensieri, a chi sono in questi giorni.<br />
Respiro e cerco di trovare le parole per raccontare il viaggio, la notte, la musica, gli amici. Magari sarebbe più semplice leggermelo negli occhi, nei respiri. Certe sensazioni sono talmente piene, vicine alla propria natura che il desiderio di condivisione reciproca è appagato semplicemente dalla possibilità di esserci.<br />
&#8220;Che paese è quel gruppo di luci laggiù?&#8221;<br />
&#8220;Sono le fabbriche della Val di Sangro.&#8221;<br />
Sono al lavoro a qualche kilometro da noi. Storie di persone che forse non conosco, di giorno mi sembrerebbero molto più estranee. Luci leggere in lontananza, un gruppo di amici a un passo da me, la musica come sottofondo. La notte è una città fatta di luci, e sembra appartenere a chiunque la può raccontare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.66034.it/la-notte-e-una-citta-fatta-di-luci-1544.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ed eccomi</title>
		<link>http://www.66034.it/ed-eccomi-1539.html</link>
		<comments>http://www.66034.it/ed-eccomi-1539.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 May 2011 10:17:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna1988</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'importante è avere un titolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.66034.it/?p=1539</guid>
		<description><![CDATA[Non aspettava quell&#8217;incontro e pensava di non meritare una giornata del genere. Sapeva solo di aver aspettato anche troppo per prendere una decisione. La paura di scegliere era anche più forte di quella di sbagliare.
&#8220;Se ti va amami nell&#8217;ombra e aspettami&#8221;  le aveva detto lui, una sera che erano rimasti insieme, in una macchina parcheggiata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non aspettava quell&#8217;incontro e pensava di non meritare una giornata del genere. Sapeva solo di aver aspettato anche troppo per prendere una decisione. La paura di scegliere era anche più forte di quella di sbagliare.</p>
<p>&#8220;Se ti va amami nell&#8217;ombra e aspettami&#8221;  le aveva detto lui, una sera che erano rimasti insieme, in una macchina parcheggiata nella notte.  Lei per un senso di fedeltà lo ascoltò e volle dare un senso a quelle parole.  Si mise  in una situazione  dove l&#8217;unica via di scampo era restare rintanata in una stanza ad aspettare il suono di un cellulare. Dunque,doveva amare ma non doveva farsi scoprire? Cosa c&#8217;era di tanto squallido nel volergli tenere la mano con tenerezza? &#8220;I gesti più semplici sono quelli che fanno più paura&#8221; pensò ma non gli diede peso e continuò a fingere che fosse davvero così.<br />
Lui d&#8217;altro canto non la chiamava mai e la lasciava appesa ad un meraviglioso filo di seta. Mentre lei credeva di amare,lui non c&#8217;era. Non aveva tempo per quelle cose.<br />
&#8221; Vado a fare un giro&#8221;. Lei prese le chiavi di casa e uscì dal portone.<br />
Non aveva mai avuto un motivo per prendere l&#8217;automobile e viaggiare senza meta,consolandosi con il vuoto delle strade.  Cercava in ogni modo di lavare via la sua sfortuna, incolpando ora le circostanze ora i tempi che non coincidevano per giustificare quella mancanza di tatto e considerazione da parte di un uomo che non voleva essere un compagno. Quando si trovò a metà strada dalla città cercò il cellulare nella borsa e compose un numero.<br />
&#8220;Dimmi&#8221;<br />
&#8220;Che fai?&#8221;<br />
&#8220;Sto lavorando&#8221;<br />
&#8220;Posso passare un secondo?Hai voglia di vedermi?&#8221; ( perchè non andava bene &#8221; ho voglia di vederti&#8221;. Suonava così infantile)<br />
&#8220;Lasciami stare,io ho da fare&#8221;<br />
Sterile e freddo come un tavolo operatorio,lasciò che il respiro di lei dall&#8217;altra parte del telefono si facesse leggero e spezzato.<br />
&#8220;Fà niente&#8221; ripeteva a intervalli regolari.<br />
&#8220;Fà niente,era tanto per dire&#8221; continuava a ripetere anche dopo aver messo giù la cornetta. Suonava come una beffa, un controsenso.<br />
Arrivata in centro parcheggiò e, muovendosi sui tacchi che le massacravano i piedi, si avviò verso la piazza.<br />
&#8220;Eccomi&#8221; disse timidamente.<br />
&#8220;Finalmente sei arrivata!&#8221;<br />
E quell&#8217;uomo le sfiorò le mani e la baciò in fronte.<br />
Lei sorrise,lo guardò e capì che il suo posto non era il freddo dell&#8217;ombra ma il caldo del sole.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.66034.it/ed-eccomi-1539.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo zucchero è bianco</title>
		<link>http://www.66034.it/lo-zucchero-e-bianco-1532.html</link>
		<comments>http://www.66034.it/lo-zucchero-e-bianco-1532.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 May 2011 13:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna1988</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'importante è avere un titolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.66034.it/?p=1532</guid>
		<description><![CDATA[
Parlava per ovvietà ed era ciò che gli riusciva meglio. Eccolo, l’uomo che crollava  sotto un foglio di carta. “ Se vuoi rimango” , ma lui non voleva che rimanesse. Tutto quel caos gli aveva messo addosso solo la voglia di tornare a casa per gettarsi sotto la doccia. L’acqua calda l’avrebbe avvolto ed avrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Parlava per ovvietà ed era ciò che gli riusciva meglio. Eccolo, l’uomo che crollava  sotto un foglio di carta. “ Se vuoi rimango” , ma lui non voleva che rimanesse. Tutto quel caos gli aveva messo addosso solo la voglia di tornare a casa per gettarsi sotto la doccia. L’acqua calda l’avrebbe avvolto ed avrebbe svolto il suo mestiere, trascinando via oltre la sporcizia accumulata nei pori, anche la purezza dello sguardo che quella sera lei gli aveva donato. Non era forse pronto per amare di nuovo degli occhi fragili? Versò nel suo bicchiere un po’ di vino bianco e rimase a fissare il tavolo da quattro posti vuoti. Sedie solitarie dagli schienali gelidi, parti di discorsi rimasti sospesi nell’aria di una cucina disabitata. Trovava quelle sere decisamente trash e cercava di riempirle con qualsiasi cosa non prevedesse interazioni sociali. Così accendeva la tv, si preparava un panino e si nascondeva nel divano.</p>
<p style="text-align: justify">“Chissà a cosa ha pensato in quel momento. E se sono diventata egocentrica io tutto d’un tratto o quella frase era proprio per me”, mentre il rumore del phon dentro un bagno piastrellato in blu accompagnava pensieri in sottofondo. Venti secondi di pioggia sottile e si lasciò  esistere, mentre appoggiava la punta del suo naso su un collo che per un momento rappresentò la perfezione del silenzio.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">“Scendi che andiamo a prenderci una birra” . Risuonò l’invito del suo più caro amico e lui era in pigiama e pantofole. Cosa ne avrebbe detto se gliene avesse parlato? ( Ma chi può dirci che non l’abbia già fatto – suggerisce la voce narrante al malcapitato lettore). Forse l’avrebbe trovato diverso da come cercava di farsi vedere? “Non saprei ,non saprei” si ripeteva mentre scendeva le scale e si malediceva.</p>
<p style="text-align: justify">Molte volte ai due era venuto in mente di chiamarsi e di farsi delle domande ma nessuno di loro osava interrompere l’altro nella contemplazione del proprio percorso di vita. Insomma, una cosa risultava chiara: se quella sera non si fossero persi su una riva di un lago, con le rane che gracidavano e lei che non sapeva come muoversi, quante cose ovvie non avrebbero condiviso!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.66034.it/lo-zucchero-e-bianco-1532.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

