Dicembre 2007.
”Scendo le scale pensandoti, e canto per scacciare pensieri, gradino dopo gradino, con la solita aria falsamente spensierata, con la sigaretta già pronta tra le dita, un’altra slim da accendere appena fuori dal portone, e forse il solito groppo in gola scivolerà giù alla prima boccata, amaro più del fumo grigio, silenzi e sospiri malinconici più di questo cielo scuro che scorro passando davanti a una finestra….E mentre scendo, scendo e dentro vado a pezzi un pò di più, come mi perdessi nell’amore mancato, e cerco di toccare il fondo, se da qualche parte c’è, per poter tornare a respirare….Intanto già vedo il portone, oltre solo la strada buia, i lampioni, le cose da fare, un regalo da spedire….
Ultimo gradino. Apro la borsa, guardo il cellulare. I soliti due innamorati davanti alla luna a forma di cuore. Kingdom Hearts. E’ tutto. Esco fuori dal palazzo, una manciata di famiglie felici alle mie spalle, ed io, sola, che mi stringo nel lungo cappotto, abbasso gli occhi a terra, accendo la sigaretta, un piccolo fuoco….Come avessi solo quel pò di calore sul viso, un pò di luce e basta. Mi allontano sola nella sera, mandando giù la prima boccata, ma il groppo in gola non scende, come al solito rimane lì, e sale, sale insieme con i pensieri ed i ricordi, con le speranze ed i sogni fragili, sale con il fumo che vola via, magari verso casa tua, sale con una fitta al cuore, e tutto quel che sento diventa una semplice lacrima che piano scivola a terra. E si disperde, silenziosa come fosse me.”
Dicembre 2008.
”I colori restano invariati, è la capacità di elaborarli che varia al ritmo dell’emotività. L’inverno ha le tonalità del vento freddo, forse un po’ più scure rispetto agli anni passati, ma filtrato attraverso la percezione soggettiva sembra la trasposizione cinematografica di un fumetto Dark Horse Comics: nero, bianco, pochi colori accesi su qualche particolare che merita attenzione. A guardare attentamente l’eccesso di grigio, quasi abbaglia come la luce alla fine di una proiezione. La sensazione di penombra, il silenzio, atmosfere quiete, quando si dilatano nello spaziotempo diventano aria irrespirabile, CO2 che passa attraverso i sensi, dalla periferia al centro dell’umore.
Tra le poche cose ragionevoli da fare, c’è non restare in contemplazione del proprio veleno, manciata di mandorle amare, giusta dose di amigdalina.
Stivali, cappotto, una sciarpa così lunga che sembra per due, andrebbe bene per RichandAmy di Zits, e jeans ormai scesi abbastanza da sembrare usciti dall’armadio di Jeremy Duncan (la fortuna dell’avere trent’anni è averli nel ventunesimo secolo), borsa, sigarette blue&slim, burrocacao alle arance rosse e due accendini scarichi. Non mi va di indugiare sui toni malinconici della “tristizia”, e in giro nei giorni prima delle Feste ci sono colori a sufficienza perchè io possa rubarli per ridipingere la mia giornata lasciando alla palette dei grigi quanto meno possibile del mio spaziotempo.”
Natale 2009….
Da qualche anno ho preso l’abitudine di dare forma di parole ai miei pensieri, e quando ripercorro pagine passate, sparse qua e là nell’etere in cerca di una via di fuga da qualche storia fallimentare, mi rendo conto di come possa cambiare lo sguardo che ho su di me, il modo di raccontarmi, come tutto sembri più semplice quando il tempo dilata gli spazi e smussa gli angoli del punto di vista.
Se solo riuscissi a ricordarmelo quando sono dentro un momento difficile, probabilmente saprei sorridere di me come faccio ora, ora che riesco ad ascoltare canzoni legate a ricordi che fino a qualche tempo fa mi facevano male.
Ripercorro due inverni passati che nella memoria sembrano foto prive di colori, e guardo a questo dicembre, pensando che la fantasia un po’ infantile di un inverno avvolgente come un abbraccio, di un Natale “speciale” è diventata una realtà inattesa. Ripenso a quante volte mi sono sentita sconfitta, ingenua, ai momenti in cui avrei preferito smettere di stringere le mie speranze, perché credere è forse una grande prova di coraggio, è come scommettere con se stessi e con la vita senza alcuna possibilità di previsione. E questo dicembre, nonostante le difficoltà non solo affettive dei mesi precedenti, è riuscito a stupirmi.
L’idea del Natale come festa da passare senza tanto strepito, senza commercializzare persino gli affetti, al di là delle ipocrisie, dei doveri e delle formalità quest’anno ha trovato la sua forma concreta. Ma soprattutto, questo dicembre che sembrava poter avere solo le stesse tonalità grigie dei mesi passati mi ha regalato degli affetti inattesi e in particolare una persona che, da semplici sguardi cercati e raramente incrociati nei sabato sera di una città che non ho mai sentito come “la mia casa”, è diventata qualcuno di importante nei miei giorni.
Il mio Natale 2009 è questo, e non potevo chiedere di meglio. Guardo dei pennelli, di quelli che si usano per tracciare i dettagli, e una tavola bianca. Non ricordo un regalo più significativo, il pensiero di chi confida in me, che io possa dipingere il bianco con i colori di un piccolo capolavoro.
Scusate il ritardo. Tanti sinceri Auguri di Buone Feste a tutti coloro che scrivono o semplicemente si soffermano un po’ tra le pagine di 66034.
