Il Blog di ‘Legni e Bpm’

Stanazzock 2010

lunedì, 16 agosto 2010 by

Anche quest’anno la Frazione Villa Stanazzo di Lanciano ha ospitato il  festival musicale  Stanazzok giunto alla sua settima edizione.

Come tutti ormai sanno, ma anche chi non lo sa può facilmente intuirlo,  “Stanazzok” fa il verso a “Woodstock” il famoso festival tenutosi a New York alla fine degli anni  ’60.

Dal 30 luglio al 1° di agosto 2010 gruppi musicali si sono alternati sul palco della manifestazione ormai è diventata un evento che si è guadagnato una certa importanza nell’hinterland lancianese e tutti i frentani che cercano musica che non sia solo intrattenimento non si lasciano scappare le serate sempre interessanti e pregne di sorprese.

Stanazzock, infatti, è anche diventato un contesto in cui si improvvisano delle session e si propongono progetti inediti alla loro prima presentazione dal vivo; è un ottimo banco di prova ed il pubblico, fatto soprattutto di appassionati e addetti ai lavori, non manca di manifestare il proprio interesse ed incoraggiare giovani che altrimenti fanno difficoltà a trovare spazi in cui proporre il loro repertorio in una Lanciano che offre veramente poco sotto questo aspetto.

Tutti i bravi i gruppi, che si sono esibiti, nell’ordine.

Il 30.6.2010 :

The funnels

I Berlino & Gli Adorabili Friends

Traccia Fantasma

Indole Rock

Il 31.6.2010

Adriano tarullo’s band

CLP

Gianni de Chellis Project

Duca’s Band

Il 1.08.2010

Gaetano Campana

Gray’s Band

The Ocean

Helen Hoover Boyle

Lodevole è lo spirito con cui gli organizzatori affrontano l’evento. L’associazione stanazzese, Alain, Tino, Mario e tutti gli altri, tutti… lavorano gratuitamente, con divertimento in un clima di love and pace reale come richiede la filosofia Woodstock. Certo non può mancare un momento di sana Viuulenza in cui qualcuno spacca la chitarra sul palco ma cacchio ragazzi siamo sempre in un festival di musica rock.

Gli eventuali proventi vengono reinvestiti nell’edizione successiva della manifestazione e quest’anno ci sono stati anche premi estratti a sorte per i gruppi partecipanti.

Irrinunciabili le pallotte casce e ove, ottima la sangria, bella l’idea dell’ape-ritivo una vera e propria ape Piaggio in cui è stato allestito un piccolo bar.

Complimenti da 66034.it !

Un muggito particolare dal bue

Almamegretta: download gratuito 4 tracce di “Dubfellas Vol. 2”

lunedì, 12 aprile 2010 by

Almamegretta: Drop & Roll

A metà ‘94, di ritorno da Leeds (U.K.), dove avevo trascorso 4 mesi ed avevo scoperto gruppi tipo Transglobal Underground, Senser, Pram, Fundamental (tutti visti dal vivo),  sento che a Vasto sono previsti dei concerti di gruppi musicali emergenti fra cui gli Almamegretta..

Gli Almamegretta Live a Vasto !?.

Ma chi saranno sti Almamegretta? Mai sentiti, ma la mia voglia di scoprire cose nuove era tale che decido comunque di andare. Vado a vederli e rimango folgorato.

Esisteva in Italia un gruppo che andava nella stessa direzione dei Transglobal Underground, che mischiava il dub con l’etnico ed in particolare con le sonorità mediterranee. Ribadisco: una folgorazione!

Scopro che già nel ’93 era uscito il loro bellissimo Animamigrante.

Rivisti dal vivo l’anno dopo a Cupello, ancora più colpito dalla loro musica, mi avvicino dietro al palco a fine concerto per farmi autografare il gesso alla gamba da Raiz (gamba che mi ero rotto al concerto dei Marlene Kuntz). Mentre firma la mia gamba tesa gli chiedo: “Raiz, anch’io ho un gruppo musicale, dammi qualche consiglio…” e prima ancora che finisca la domanda, alza la testa,  mi interrompe e con accento napoletano mi fa: “ Ragà .. vi posso dire solo una cosa… fate cose semplici”.

Azz… detto da loro !

Dopo escono “Fattallà” bello, “Sanacore” fantastico, però poi, via via, come spesso accade, si perdono un po’.

Veniamo ai giorni nostri, l’anno scorso li ho visti dal vivo a S. Benedetto del Tronto, beh sono altri tempi, ora di mediterraneo c’è poco, non c’è più Raiz da anni, ma quello che fanno è ugualmente interessante.

Ho scaricato queste tracce disponibili in download gratuito sul sito di repubblica e vi consiglio di fare lo stesso.

Per adesso le sto ascoltando, magari ne riparliamo più in la, dopo l’uscita di “Dubfellas Vol. 2” ad aprile.

Un muggito a tutti dal Bue

Scarica qui:

http://xl.repubblica.it/dettaglio/79890

Visti dal vivo: Glorytellers

giovedì, 1 aprile 2010 by

glorytellers

Pescara 17.02.2010 live del gruppo Glorytellers… un po’ una delusione.

Appurato che il 17.2.10 ci sarebbe stato, al “Mono” Pescara, il concerto dei bostoniani Glorytellers, mi dico: “mi sono perso Geoff Farina ai tempi dei Karate ma questa volta non mi sfuggirà, voglio proprio andare e godermelo”.

Arriva il giorno fatidico, mi avvio sul presto, l’inizio è previsto per le 22.30. Arrivo in perfetto orario proprio davanti al locale, parcheggio. Piove ma Pescara è sempre accogliente. Sembrerà strano ma credo che questa città, ad esclusione di poche fasce orarie, sia veramente a misura d’uomo; tranquilla ma nello stesso tempo offre tanto sotto molti punti di vista. Direte: “Ma chissenefrega?!” E madonna dai relax! …

Ingresso 8 euro, onesto!  Il locale è quasi vuoto ma mi dicono che la banda attaccherà alle 23 ed infatti, tempo di un paio di birre, il locale si riempie e il concerto inizia.

La line up è la seguente: Farina voce e chitarra acustica, Mike Castellana che imbraccia amorevolmente una diavoletto, Gavin McCarthy alla batteria.

Il suono generale non mi dispiace, forse la chitarra acustica e la voce potevano essere curate meglio.

Il genere è un country pop molto intimista e c’è un velo di tristezza che accompagna tutti i brani probabilmente dovuto non solo al modo in cui sono state scritte le melodie ma proprio a come Farina canta.

Non sono mai stato molto favorevole a che presentassero questa musica nei locali per un semplice motivo: si tratta di un genere in cui prima di tutto vengono i testi. Ma il discorso è che i testi sono in inglese e noi siamo in Italia. Se non capisci i testi dopo un po’ ti annoi. Se si trattasse di rock, basato molto sulla fisicità, o generi in cui il testo è solo una delle componenti, sarebbe diverso. Ma qui si tratta di cantautorato,  in inglese.

I miei dubbi trovano subito conferma, siamo al terzo pezzo, il vociare del pubblico comincia a salire di volume, mi volto e noto che quasi tutti parlottano distrattamente e non hanno grande interesse per il concerto.

Il lavoro alla chitarra elettrica è bello, Castellana lo smilzo usa un piccolissimo ampli valvolare ed un’effettistica essenziale ma più che sufficiente. Ricama egregiamente delle trame che non fanno sentire la mancanza di altri musicisti muovendosi su una linea di confine tra il cajun ed il country melodico.

Il batterista non ha molto brio ma sicuramente gli viene chiesto proprio un apporto minimo.

Sesto brano in scaletta, il rumore è quasi insopportabile, mi chiedo come facciano a mantenere questa calma sul palco, saranno abituati. Fatto sta che comincia a salirmi la tensione, ormai non capisco più una parola di quello che dice e si sentono male anche le chitarre.

Basta decido di andare via, manca un quarto al tocco e sono già fuori dal locale.

Giudizio: non mi sembra che nei brani si possa trovare una grande vena compositiva e le linee del canto sono un tantino piatte.

Capisco che è necessario creare un interesse attorno ad un evento ma penso che definirli : “una delle realtà più interessanti dell’underground musicale degli Stati Uniti”, come faceva la promozione locale, mi sembra un tantino esagerato.

Io lo definirei semplicemente country pop cantautorale e comunque l’underground musicale degli Stati Uniti offre cose ben più interessanti.

I testi: nonostante il fatto che me la cavi discretamente con l’inglese ho capito ben poco a causa del vociare e del caos che quasi subito ha reso il concerto difficile da seguire. Comunque mi sembrano interessanti, non affrontano, almeno direttamente, temi importanti, parlano di storie quotidiane, di vite qualunque e di piccole esistenze.

Geoff Farina non è molto in forma con la voce ma belle le sue parti di chitarra acustica, quindi gli arrangiamenti, e i suoi intrecci col lavoro della chitarra elettrica.

Il giorno dopo il concerto metto il nome di castellana su internet e scopro che suona anche uno degli strumenti che più mi piace, la pedal steel guitar, magari l’avesse portata o forse è meglio di no .. con quel casino

Un muggito a tutti dal Bue.

Glorytellers foto presa da http://www.thefourohfive.com/

Intervista a Francesco Strino de “I dischi del Minollo”

mercoledì, 3 marzo 2010 by

I Dischi del Minollo

Legenda domande: Blu 66034 / Verde Francesco Strino / Arancio Daniela Nativio

Intervista a Francesco Strino

de “I dischi del Minollo”.

Identikit:

Nome Francesco Strino

Anno di nascita: 1969

Attività: titolare della etichetta discografica indipendente “I dischi del Minollo”.

Strumento preferito: tromba.

Artista preferito: Ian Curtis.

In un caffè di Lanciano, di fronte ad un cioccolato caldo al rum, incontro Francesco Strino titolare della etichetta discografica indipendente “I dischi del Minollo” di Lanciano e Daniela Nativio, responsabile dei rapporti con i media e della promozione.

L’accento tradisce origini partenopee infatti Francesco viene da Napoli anche se per lavoro se ne è allontanato da molti anni ormai.

Ciao Francesco e benvenuto su www.66034.it. Per cominciare l’intervista vuoi parlarci del tuo background musicale?

Musicalmente nasco negli anni 80 con la New Wave.

Ian Curtis?

In effetti, se mi avessi chiesto un nome ti avrei fatto proprio quello di Ian Curtis. Preferisco parlare di NW più che di Dark perché ci si riferisce ad un panorama musicale più ampio

Proprio per i Joy Division spesso si fa l’errore di parlare di musica dark che invece per certi aspetti è più appropriata parlando dei Cure e di gruppi che facevano anche dell’immagine una componente importante, invece i JD si vestivano come il classico vicino di casa in maniera assolutamente normale, però vivevano un profondo disagio interiore che purtroppo ha portato il loro leader a fare quella scelta estrema che tutti conosciamo.

Sicuramente le loro sonorità “intimiste” sono stati un ascolto fondamentale nella mia formazione musicale

Mi viene subito da pensare a “The Marigold” (una delle produzioni più importanti de “I dischi del minollo”) che in qualche modo hanno oggi qualcosa di quel modo di fare musica rispetto al primo lavoro “Divisional” o ad “Erotomania”.

Si in effetti c’è qualcosa .. guarda caso.

Mentre in Italia in quel periodo ?

Dei gruppi italiani ascoltavo i primi Litfiba.

Dietro al produttore si cela anche un musicista come spesso avviene?

No, purtroppo il mio approccio allo studio della musica da ragazzo è stato impostato in modo troppo accademico e questo, come spesso accade, non ha fatto altro che allontanarmi dallo strumento.

In effetti questo è sempre stato un problema diffuso in Italia anche se negli ultimi anni gli insegnanti sembrano, in genere, aver capito che all’inizio è meglio impostare il discorso con l’allievo in modo diverso e “meno serio”.

Si comunque sono sempre stato in qualche modo impegnato nel mondo della musica, in radio, nell’organizzazione di concerti ecc. fino all’idea dell’etichetta discografica che ho tenuto per anni nascosta dentro di me e che, anche grazie all’incontro di Marco dei Marigold, sono riuscito a realizzare.

Come mai il il nome “I Dischi del Minollo” ?

Il Minollo è quell’animale immaginario inventato da Massimo Troisi nel famoso sketch con Lello Arena, dal titolo “La fine del mondo”. Massimo cercava di ingannare Noè (Lello Arena) fingendo di essere un animale dal nome Minollo per farsi salvare dal diluvio universale visto che tutti gli animali erano già stati messi in salvo.

Fantastico.. ricordo che fra l’altro Troisi lo chiamava Mosè facendolo incazzare da morire (ridiamo).

Quindi un omaggio alla mia napoletanità.

Deduco che il rapporto con Marco va oltre quello artistico.

Si perchè quando io mi sono trasferito per lavoro da Bari a Lanciano avevo iniziato a fare  distribuzione tramite mail order e, grazie ad internet lui ha scoperto che a Lanciano, notoriamente poco incline a certe sonorità musicali che non siano la musica classica, il jazz/blues, esisteva invece qualcuno che promuoveva musica “alternativa”. Ci siamo conosciuti e all’inizio sono stato il loro live manager.

Anche lui aveva questa idea dell’etichetta e così siamo partiti insieme: Dischi del Minollo per quanto mi riguarda e Deambula records per quanto riguarda Marco. Si tratta di due realtà distinte che per certi aspetti viaggiano su strade parallele che a volte si incrociano quando capita di coprodurre nomi più importanti come nel caso dei Magpie che richiedono maggiori “investimenti”.

Quando ricevi un demo cd da parte di un gruppo che vuole essere prodotto, cosa fa scattare in te la scintilla, cioè cosa ti fa decidere di produrre un gruppo musicale? Sicuramente riceverai tante proposte.

Tantissime di cui molte vengono scartate a priori perchè, pur non essendo la mia un’etichetta di genere, si capisce sentendo le nostre produzioni quale possa essere la scelta artistica, mentre spesso ricevo demo che propongono cose diverse.

Fatta questa prima scrematura …

C’è una valutazione della vendibilità di un progetto?

Purtroppo no (ridiamo). La scelta è fatta in base ai miei gusti a prescindere dalla vendibilità. Anzi ci sono stati dei veri e propri casi di suicidi commerciali nelle mie produzioni (ridiamo ancora) ma il discorso è che io non vivendo di questo posso, entro certi limiti, permettermelo, anzi è proprio questo il bello, se un gruppo in qualche modo non mi rappresenta non scelgo di produrlo solo perché magari mi darebbe più visibilità.

effetti collaterali

Mi spieghi in che consiste esattamente il tuo lavoro?

Dipende. Se hai la possibilità di contrattualizzare un artista di spessore c’è un investimento maggiore che comunque non riguarda la realizzazione del cd. L’artista viene da me già con il master definitivo e la mia attività riguarda la scelta grafica, la realizzazione del cd, promozione, anche con l’aiuto di Daniela, poi c’è l’attività di promozione live quindi l’attività di booking dei gruppi che produco.

Quale considerazione c’è in Italia per i gruppi e per la musica dal vivo?

In Italia non c’è, da parte dei gestori di clubs, locali o eventi live una grande considerazione per l’artista. Mi è capitato più volte di organizzare tours all’estero per i miei gruppi e ho potuto constatare che anche in paesi come Lituania o la Slovenia c’è una particolare attenzione per l’accoglienza dell’artista che invece in Italia è trattato come una sorta di appestato ed a volte anche riuscire a spuntare un vitto e alloggio dignitoso è una grande impresa. E’ come se l’artista non fosse una persona normale.

Forse è meglio che stendiamo un velo pietoso su Lanciano perché…

No no, io direi di parlarne anche perché la domanda l’avevo riservata per il finale quindi è meglio togliersi subito il sasso dalla scarpa.

Bene diciamo che in Abruzzo, ad esclusione di Pescara, e salvo rare eccezioni, non è possibile proporre musica “alternativa” di qualità.

Per quanto riguarda Pescara credo che la presenza dell’università cioè anche di un particolare bacino di utenza favorisca la cosa …

Non direi che dipende solo da questo visto che anche a L’Aquila c’è l’università ma,  terremoto a parte, non c’è mai stata un’offerta musicale..

Si ma voglio dire che a Lanciano in effetti non c’è un’utenza anche se spero di essere prontamente smentito  da centinaia di mails di lancianesi che vorranno contattarmi.

A Pescara alcune realtà sono gestite solo da determinate agenzie quindi anche li è difficile entrare.

Poi c’è anche da dire che la politica culturale lancianese è indirizzata ad una fascia di età molto alta, diciamo over ’70 e questo riguarda ogni tipo di iniziativa. Secondo me non esistono iniziative per i giovani che possano chiamarsi cultura cioè si confonde l’intrattenimento con la cultura, anche alle feste di settembre, diciamo che l’incapacità  riguarda sia l’ignoranza della materia e sia il fatto di non essere in grado di capire l’importanza del discorso cioè l’impatto potenziale sulle coscienze.

Quando sono arrivato a Lanciano l’ho trovata davvero una bella cittadina, un comune grande, che anche come turismo, ha grosse capacità rispetto a comuni che con molto meno fanno molto di più. Forse chi ci governa non ha avuto modo di fare grosse esperienze di realtà analoghe e quindi non ha i mezzi per fare una valutazione e capire che Lanciano ha le potenzialità per proporre qualcosa che si possa chiamare cultura.

Ad esempio a Conversano, centro in provincia di Bari, si svolge in estate un festival di musica popolare in cui vengono ospitati artisti italiani che non si limitano a riproporre in modo sterile i brani famosi della musica popolare ma bensì portano avanti un discorso di ricerca delle sonorità e dei temi tipici della musica popolare cercando di innovare e contaminare tirando fuori dei risultati assolutamente interessanti grazie a pazienti ricerche etnomusicologiche. Questo tipo di spettacolo accontenta sia l’anziano sia il giovane o l’addetto ai lavori. Probabilmente se questo si facesse a Lanciano avrebbe invece lo stile di un festival di musica folkloristica in cui l’importante sarebbe il costume dei musicisti e il fatto che abbiano la du botte in mano.

Comunque volevo lanciare un’idea su 66034. Visto che politici e gestori latitano propongo gli House concerts. Si tratta di una realtà ormai collaudata in America (manco a dirlo) e che da qualche anno, anche in Italia sta cominciando a prendere piede. In sintesi la filosofia è : “Voi non ci date la musica e i concerti che vogliamo? Allora noi ce li organizziamo da soli”. Si tratta di piccoli concerti fatti presso case di privati con set acustici di solito o comunque con situazioni non troppo difficili da gestire tecnicamente.

the Marigold

La cosa mi sembra molto interessante quindi propongo di dedicare agli House concerts un articolo a parte su 66034. Andiamo avanti con l’intervista. Daniela vuoi parlarmi del tuo lavoro? In generale il rapporto con i media e con l’establishment musicale è difficile?

Diciamo che ci sono emittenti che si occupano di musica alternativa e li non è molto difficile proporsi se produci musica di qualità, mentre per le emittenti più grandi il discorso si fa più complicato.

Sono prevenute verso produzioni alternative?

Non è un fatto di essere prevenuti, il problema è sempre lo stesso, il tempo a disposizione. Per farti un esempio nel 1992 io ero alle prime esperienze come produttore, erano i tempi in cui cominciava a uscire il CD piuttosto che l’LP o la cassetta ebbene i gruppi che si presentavano ad una radio o un’agenzia con un LP o un CD avevano la strada spianata rispetto a chi si presentava con la cassetta. Era la certezza che dietro c’era una certa produzione e competenza.

Nel 2001, quando ho iniziato l’attività di booking, il fatto che il gruppo fosse presentato al locale da un’agenzia, dava una certa immagine e credibilità e quindi certe garanzia al gestore.

Oggi invece tutti possono prodursi un cd e tutti si propongono tramite social networks.

I locali o i media ricevono così una marea di proposte  quindi se non c’è dall’altro lato la volontà e il tempo di approfondire certi dettagli ecco che artisti di spessore come Unòrsominòre (altra produzione interessantissima de “I dischi del Minollo”) da quindici anni sulla breccia, vengono considerati allo stesso livello di un qualsiasi gruppo emergente. E’diventata una giungla dove per emergere oltre che al talento, alla volontà e all’impegno c’è veramente bisogno di molto culo…

…e qualche conoscenza non guasta. In effetti anche l’esperienza del MEI (Meeting delle etichette indipendenti) per quanto utile se non altro per allacciare conoscenze e contatti ci ha dato la conferma che è un mondo difficile in cui solo perché ti proponi spesso ricevi delle controrichieste a volte anche valutabili ma a volte veramente inaccettabili.

Magpie

Francesco, cosa fa scattare in te l’interesse a produrre un gruppo?

Dipende, nel caso dei Malazeta, la mia prossima produzione, mi piacciono i temi che affrontano. Parlano della manipolazione della comunicazione e dei media, quindi nel loro caso è stata una condivisione dei temi trattati.

Ma è quello che mi trasmette l’ascolto in generale che è importante, i brividi, la capacità di  scatenare certe sensazioni.

Consigli per i gruppi emergenti?

Lasciate ogni speranza voi che entrate (ridiamo), voglio dire che è in mondo difficilissimo quindi è bene trovarsi comunque qualcosa di cui campare e poi coltivare la propria passione musicale e proporsi ma è praticamente impossibile riuscire a campare di questo o peggio sperare di trovare stabilità futura.

Unòrsominòre

Progetti per il 2010?

Dopo le belle soddisfazioni di produrre gruppi del calibro di Magpie, The Marigold e Unòrsominòre torno all’attività di scouting e per ora di sicuro partirò a settembre con la produzione dei Malazeta, poi vedremo anzi colgo l’occasione per invitare anche i gruppi di Lanciano e dintorni ad inviarmi il loro materiale .. chi sa magari può nascere qualcosa.

Per info: www.myspace.com/minollorecords

Un saluto a tutti  dal Bue .. Ciao

Greenhouse Effect

Coming next: visti del vivo, concerto del 17 febbraio dei bostoniani Glorytellers al Mono di Pescara … una piccola delusione

Tundra

giovedì, 21 gennaio 2010 by

tundra

DeAmbula Records è lieta di presentare TUNDRA (video/short film realizzato da Tobias Feltus e Roth Moore, diretto da Tobias Feltus) singolo estratto dall’album “tajga” recentemente nominato fra le proposte italiane più interessanti da Beat Magazine e fra i miglior album del 2009 da sounds.blog.it.

ACID COBRA RECORDS

in co-produzione con DeAmbula Records ed I dischi del Minollo

Presentano

TUNDRA singolo estratto dall’album “tajga” prodotto da Amaury Cambuzat(Ulan Bator, Faust) e realizzato in Settembre 2009 dalla label inglese Acid Cobra Rec. e la co-produzione delle due label lancianesi DeAmbula Records e I dischi del Minollo, distribuito in Italia da Venus.

http://www.youtube.com/watch?v=2HQaWW4_J2I

Il video realizzato in Scozia nel mese di Novembre dall’americano fotografo, cineasta e designer Tobias Feltus da Gennaio sarà in rotazione sulle maggiori web tv e canali satellitari.

Tobias Feltus è noto ai più nel settore artistico per aver lavorato con band come Aereogramme e Lord Cut Glass della Chemikal Underground Rec. (label dei ex-Delgados che nel suo rooster segue band come Mogwai e Arab Strap, ed ha lanciato Interpol). Oltre alle numerosissime mostre fotografiche in Europa e U.K., il suo curriculum comprende anche la produzione del cortometraggio animato Solo Duets [2005], il quale e’ stato nominato per i Nastri D’argento, ed ha vinto Miglior Animazione a Krakow Film Festival e Miglior Cortometraggio al Festival Du Cinema Italien presso l’Espace Pierre Cardin a Parigi

I Marigold con Tundra abbracciano perfettamente quelli che sono gli scenari misteriosi, pieni di simbologia e colmi di malinconia, ideali per ambientarvi un viaggio dello spirito, con un innegabile predilezione per i soggetti interni che nell’opera di Tobias Feltus sono sempre evidenti.

Il “post-divisionismo” di Feltus si fonde con l’”avant/post rock” dei Marigold distaccandosi dalla classico modo di intendere il “videoclip“, riuscendo ad integrare una canzone ad un cortometraggio in cui la malinconia assume una forma ciclica e senza fine da sempre nelle corde della band.

il link del video: http://www.youtube.com/watch?v=2HQaWW4_J2I

il link del making of: http://www.youtube.com/watch?v=qnG965O8Wjc

DeAmbula Records

http://www.myspace.com/deambularecords

The Marigold

sabato, 12 dicembre 2009 by

The Marigold: Tajga, impressioni di ascolto.

Inserire il cd dei Marigold nel lettore è come aprire una porta per entrare in un luogo in cui il tempo scorre lento, la forza di gravità sembra quasi non esistere e le immagini si curvano come in preda a lievi campi magnetici.

Fuori dai canoni convenzionali ma assolutamente fruibile grazie alla sua ricerca della semplicità del linguaggio, Tajga è un lavoro importante che forse va oltre l’intenzione degli autori.

Infatti esso è a mio avviso il risultato di tre componenti principali:

Una notevole vena creativa in cui si tralasciano gli schemi classici per imboccare percorsi meno battuti dove da un lato è più facile muoversi, ma d’altro canto, è ugualmente facile perdersi cosa che non accade ai nostri.

Le esecuzioni sono di ottimo livello nonostante la pacatezza generale dell’album che, come è noto, non facilita il lavoro dei musicisti. La “ripetitività” di alcuni parti non preclude una certa freschezza che permane durante tutto l’ascolto dell’album e vorrei segnalare in particolare il lavoro estremamente paziente del batterista Giovanni Lanci.

La produzione a cura di Amaury Cambuzat e Deambula Records riesce tirare fuori un suono che non sembra provenire dal sud Italia ma da tutt’altra regione del mondo, magari nella parte più orientale del nord Europa o dell’occidente intero, che risuona in “Sin”, e comunque lontano dalla maggior marte delle produzioni USA.

L’intervento di Daniele Carretti (Offlaga Disco Pax, Magpie), al piano nella traccia che dà il titolo all’intero lavoro, è semplicemente prezioso e illuminato ed in genere risalta una notevole maturità stilistica, un suono naturale ed equilibrato a differenza del lavoro precedente in cui le basse frequenze prevalevano. Ben suonato, sussurrato, forse anche troppo, manca, a mio avviso di una sola cosa, la lingua italiana ma questo è un fatto di scelte.

TAJGA potrebbe essere steppa, aurora oppure un invito a tacere, una lama che risuona, un ritmo forse. Al primo ascolto l’album sembra lento ma con l’andare delle tracce si abbassa il minimo e si entra in sintonia col disco. Ogni traccia è un piccolo viaggio e bisogna solo svuotarsi le tasche, mettere da parte temporaneamente le proprie cose e lasciarsi condurre in un giro del mondo a bordo di questa musica sussurrata e sostenuta da un ottimo suono di basso tutto merito di Stefano Micolucci.

Tutti i brani sono interessanti come ad esempio “Exemple de violence” che quando smette di cullarti lascia un eco nell’aria come un venticello piacevole d’estate, oppure la maestosa ballad elettrica “Alone” che è il rumore delle onde sul bagnasciuga di una spiaggia sassosa del nord nebbioso della Francia.

Coerente il lavoro sulla grafica a cura di Kain Malkovich.

Sappiate che i soldi per l’acquisto del cd sono veramente ben spesi e che di certo se continueranno questo lavoro i Marigold guadagneranno un posto di primo piano nel panorama musicale europeo.

Se solo la band avesse il coraggio di osare la lingua italiana bella, chiara, in almeno una delle composizioni credo che farebbe il grande salto di livello agli occhi del pubblico nazionale e degli addetti ai lavori, bisognosi, a ragione o a torto, di certi punti fermi.

Ma .. a quando un live a Lanciano?

Per concludere spero di non fare torto a nessuno se faccio una menzione particolare per Marco Campitelli, leader e motore del gruppo, autore della maggior marte dei testi e delle musiche degli ambienti, del sound, delle parti e …mi fermo qui.

Complimenti!

Titolo Album: Tajga

Anno : 2009

Nome Gruppo: The Marigold

Componenti

Marco Campitelli: voices, guitars, 6 string bass, keyboards, violin, bow

Stefano Micolucci: basses

Giovanni Lanci: drums & electronic percussions

plus:

Amaury Cambuzat: guitars, snake guitars, keyboards, vocoder, e-bow, treatments

Daniele Carretti: piano on “tajga”

Produced & mixed by Amaury Cambuzat

Arrangements: Amaury Cambuzaz & Marco Campitelli

Words: Marco Campitelli

Music: Campitelli/Lanci/Micolucci except “tajga”: Campitelli/Carretti

Graphic and paintings by Kain Malcovich

Info: www.themarigold.com

Casino Royale, waiting for the new album

sabato, 23 maggio 2009 by
Casinò Royale - foto by sito ufficiale casinoroyale.it

Casinò Royale - foto by sito ufficiale casinoroyale.it

Siete appassionati di Musica?
Se la risposta è si allora vi chiedo la cortesia di collegarvi al seguente link:
http://www.myspace.com/casinoroyale1
Se non li conoscete vi dico che si tratta dei Casino Royale, una delle band più longeve del panorama musicale “leggero” italiano e di uno dei gruppi che ha saputo assorbire meglio le tendenze musicali mondiali e trasferirle al pubblico italiano che solo in piccola parte a saputo goderne.

Il loro nome, come è facile intendere, è preso dal famoso film (il primo CasinoRoyale) anzi, quando è uscito il secondo CR, i gruppo era in trattativa con la sony pictures per la realizzazione della colonna sonora, anche perché c’era un problema da risolvere visto che loro erano e sono depositari del nome CasinoRoyale per l’Europa.
Qualcosa però non andò in per il verso giusto nonostante fossero già andati un paio di volte a Londra per mixare alcuni pezzi sotto la guida del Guru DJ dal gonnellino a scacchi Howie Bernstein (U2, Tricky, Bjiork..).
Non ci fu l’accordo e la colonna sonora fu realizzata dal cantante degli Audioslave ma se sentite alcuni pezzi di Reale tipo “Royale sound” si sente che sono stati pensati come sottofondo di un film d’azione come quello.

Il genere? Diciamo che loro mischiano l’hip hop al pop mantenendo sempre una radice dub, cantano in italiano e inglese. I loro testi sono sempre pungenti e mai scontati…. ma diciamo anche che delle definizioni ci importa poco e che ci piace la buona musica.

Perché non sono mai diventati molto famosi in Italia?

1-Perché mai sono scesi a patti con le regole dello show business italiano;
2- Perché forse non gli è mai interessato più di tanto, fatta eccezione per il bravo giuliano Palma che ad un certo punto della loro storia ha pensato di “mettersi in proprio”; diciamo che in Italia, fatta eccezione per una fascia territoriale che va da Ancona a Foggia (escludendo Roma), c’è un bel giro musicale quindi puoi tranquillamente campare una vita di musica e soprattutto di concerti senza dover mettere la tenda nelle trasmissioni musicali per teenagers sulle reti principali (anche se qualche apparizione c’è stata).

3-Forse perché il loro punto di forza/leader/frontman (Alioscia) non è riuscito a rinnovare il suo stile vocale, sicuramente interessante e innovativo dieci anni fa ma bisognoso (a mio modesto avviso) di un piccolo cambio oggi.

Quando è uscito “Reale” nel 2006 (cacchio sono già 3 anni) i fans come me, gli irriducibili, quelli che hanno saputo apprezzare tutti i cambiamenti di stile e genere della band senza mai sentirsi traditi, hanno sicuramente gioito perché il lavoro è stato un grande esempio di stile e maturità ma le grandi aspettative non possono che rimanere tradite e quindi è rimasto un po’ di amaro in bocca. Forse quello che ha sorpreso è stato proprio il fatto che ci si aspettava uno di quei cambiamenti di rotta tipici della band che invece non c’è stato.
Fatto sta che ora, a risentirlo a distanza di 3 anni “Reale”, penso che si tratti di un grande album.

A riprova dei contatti della band col grande HowieB esce nel 2007 “Not In The face. Howie B vs Casino Royale” (RMX di Reale) “ Howie B torna in studio, riapre tutte le traccie e in piena libertà remixa da vero dub master l’intero album. Profondo, urbano, oscuro e sperimentale. Ora distribuito in tutto il mondo dall’etichetta dello storico club Fabric di Londra.” (dal sito CR)

In attesa del nuovo disco atteso entro la fine del 2009 leggetevi la loro storia in sintesi su myspace e soprattutto se vi capita andateli a vedere e sentire.
Forza Casino Royale .. Forza Alioscia!!

Soul of Ska (Vox Pop, 1988)
Jungle Jubilee (Kono Records, 1990)
Ten Golden Guns (Unicorn, 1990)
Dainamaita (Black Out, 1993)
Sempre più vicini (Black Out, 1995)
1996: Adesso! (Live – Black Out, 1996)
CRX (Black Out, 1997)

Reale (V2 Records 2006)
Not In The face. Howie B vs Casino Royale (RMX di Reale) – 2007

Royale Rockers. The Reggae Sessions (Raccolta RMX) – 2008
2009?

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