Il Blog di ‘Fuori di Tazza’

Volo SWISS AIR Zurigo-Roma, venerdì 16 ottobre 2009

martedì, 27 ottobre 2009 by

Roger è in volo. Italo-svizzeri di chiara provenienza partenopea siedono accanto all’intransigente fustigatore di toilette. Il fastidio è evidente quando vengono snocciolati tutti i luoghi comuni sull’Italia che nemmeno Mino Reitano avrebbe avuto il coraggio di pronunciare in pubblico. Nell’ordine: il mare che non c’è in Svizzera (però!), la pizza (e qui qualche dubbio s’insinua), la temperatura mite (Roger è lieto ai Bernacca campani per la lodevole scoperta). L’unico vero problema all’estero – l’assenza del bidet – non è nemmeno citato… Per grazia ricevuta l’hostess Heinze (il nome è colpevolmente sfuggito) passa con il carrello delle vivande. Roger intuisce che toccherà battagliare, come al solito, per un sandwich senza formaggio. E infatti la rigidità svizzera non ha previsto un’alternativa. Toccherà chiedere, in sostituzione, la solita immarcescibile Coca-Cola che, certo, consumerà lo stomaco dal momento che il prode non mangia da cinque ore. Avevate un’alternativa? Potevate parlare. E allora via con la Kola. Passano cinque minuti e i tre ricominciano a parlare della zia Concetta (sic!) e del suo carattere forte ma indiscreto. Si leva un grido: “God save Roger!” E’ giunta l’ora di spezzare le catene e di recarsi nella “secreta stanza”. Slacciata la belt Roger si reca baldanzoso in fondo al velivolo. Sorpresa: la porta si apre a spinta (come in tanti altri aerei, a dire il vero). R. si chiude dentro (certo, deve toccare la chiusura). Lo spazio è confortevole e l’odore gradevole (grazie, il volo dura poco più di un’ora). Disinfettante e sapone liquido sono all’altezza, si vede già dalle confezioni e dal portasapone. Roger si applica con la consueta professionalità: non ha molto da dare al mondo che gli sta sotto ma, a turbare il momento solenne, è il vuoto d’aria che immancabilmente spezza la quiete quando si disturbano le sacre Alpi. Superato il momentaneo disagio Roger scarica quel che c’è e aspetta il rumore sordo dei cessi chimici a lui così caro. Tocca per la seconda volta qualcosa nel bagno, ahi ahi. Si lava le mani. La carta non è troppo ruvida ma assorbe bene, e si asciuga senza particolari problemi. Certo, è tutto manuale e R. è fottuto dalla Schweingrippe anche qui. “Pazienza, caro Roger, non è che puoi andare in giro gratis, tocca rischiare.” Si riapre la porta e nonostante il morbo il volto di Roger è chiaramente soddisfatto. Beh, se si dovesse giudicare dal numero dei contatti… Ma Roger è buono, non si può pretendere chissà cosa a 6.000 metri dalle meschinità, siamo seri!
Voto: 6,5

Sabato 17 ottobre 2009 – BAR PIZZERIA a Sant’Eusanio

martedì, 20 ottobre 2009 by

Era un’importante lacuna nella mia formazione e finalmente l’ho colmata dopo anni di inseguimenti. I was told che trattavasi di pizzeria buona e, data la scarsità di questo bene sul mercato locale, diamo fiducia a una voce per una volta positiva.

L’ingresso è uno shock, appena entrato sono già di cattivo umore. Mi trattengo, cerco di fare il famoso buon viso a pessimo gioco. Una folla vociante a causa del solito compleanno di una quarantenne imbellettata, bambini capricciosi e giovinastri reduci dalla partita di calcetto del sabato lasciano presagire una serata come dire… non proprio esaltante. Ma andiamo avanti. Mi lascio portare la solita birretta da pizzeria in bicchiere finto Moretti. Beviamoci su, anche se l’amarognolo delle brutte birre italiane a volte è stomachevole. Vorrei solo birre leggere di produttori bavaresi, ma a Sant’Eusanio non si può. No hay problema, ho visto di peggio.

Mi aspetto una minzione quasi immediata ma stavolta la vescica fa capricci o forse sta dalla parte degli improbabili camerieri. Traditrice, penso.

Ma, giacché gli altri commensali si fanno attendere, perchè non andare a visitare la locale toilette?

Lo stanzone a mo’ di spogliatoio delle palestre comunali (perché di questo si tratta) è nell’angolo del garage (il locale è un garage riadattato così male che forse era meglio lasciarlo com’era prima). Entro salendo una pedana che dovrebbe essere un buon viatico per un disabile: macché, se sale non sa come aprire la porta perché è fisicamente impossibile che la mano arrivi alla maniglia. Il neon domina sovrano, uno specchio è spaccato, l’aria non è puteolente solo perché forse è andata poca gente al bagno. Le piastrelle sono le solite da finto benessere primi anni ’70 all’epoca dei soldi facili.

Mi precipito con curiosità nel cesso la cui porta, per fortuna delle mie mani, è aperta. Eseguo il compitino e aziono lo sciacquone con metodo tradizionale. Esco, visiono rapidamente i lavabi e il portasapone. Che bello, c’è il pedale! Sì, il pedale c’è ma peccato che l’acqua scorra su due dei tre lavabi. Dove lavo le mani? Non lo so, scelgo a caso.

Mi asciugo con carta non troppo ruvida e apro la porta con lo scivolo verso il garage.

Il canone, neanche a dirlo, è stato rispettato solo per il pedale. Per il resto il contatto, e l’influenza suina che ne deriva, è garantito. Il lettore medio, tuttavia, potrebbe trarre conclusioni affrettate: il voto non è così insufficiente da meritare una bocciatura. Almeno, nessuna pretesa di originalità.

Voto 6-

Berna, giovedì 1 ottobre 2009

lunedì, 5 ottobre 2009 by

“Ed eccoci seduti all’aperto in uno dei tanti e ormai anonimi lounge bar del centro-nord Europa per sorseggiare un’amara birra alle 18:30, orario che qui è consacrato alla cena piuttosto che all’aperitivo. Io, una ragazza canadese e una ragazza mongola. Mi chiedo: cosa abbiamo in comune? Mi rispondo: niente. Mi chiedo: cosa potremmo avere in comune? Mi rispondo: niente. Mi chiedo: cosa è bene che abbiamo in comune? Mi rispondo: ora basta farsi domande oziose, beviamo. Per non sapere né leggere né scrivere chiedo, in un tedesco scolastico ma ben scandito, la solita birra che non guasta mai. Appena dopo l’ordinazione capisco quale destino mi attende: il bagno… Bevuta nel giro di due minuti manco stessi nel deserto di Gobi (in onore alla ragazza mongola) chiedo cortesemente scusa e mi dirigo con sicumera nella toilette del locale bernese. Mentre attraverso il locale con la solita musica indistinguibile in sottofondo che, da una parte, dovrebbe risvegliare gli istinti ma, dall’altra, li sopisce irrimediabilmente facendoli sfociare in un sorrisetto da ebete, odo e vedo due italiane conversare dei loro studi (a Berna?). Sono tentato di fare le solite domande ma poi mi dico che non è il mio stile e che, comunque, chissenefrega di loro; ho cose ben più importanti da fare: chi lo vuole sentire quel pagliaccio di Luca che mi chiede nuove recensioni da nove mesi. Insomma, entro nel bagno.
Che dire? Anche qui, la globalizzazione dei bagni, perlomeno dei bagni occidentali, è un fatto. Ne prendo atto una volta che le piastrelle a mosaico biancastre e grigiastre mi si parano innazi agli occhi.Per carità, la luce è ottima e anche l’atmosfera nel complesso è gradevole per essere una toilette all’ora di punta svizzera. E poi non c’è puzza di niente, bene.
Per terra alcune gocce d’acqua e un fazzoletto, tuttavia, mi fanno storcere il naso. Diamine, pure in Svizzera cominciano a sporcare i bagni…
Anyway, apro e chiudo la porta del bagno con le mani: il canone alessandrellesco non è rispettato per la prima volta.
Eseguo con diligenza le operazioni di svuotamento del serbatoio e, continuiamo a farci del male, devo premere il pulsante per tirare l’acqua: seconda violazione del canone aureo.
Laviamoci le mani: tocco l’impossibile e distinguo nettamente anche le impronte digitali. Terza violazione del canone.
Mi asciugo contrariato le mani e riapro la porta toccando nuovamente la maniglia. Inevitabile il pensiero a cosa possono aver fatto alcune mani in quel bagno. Quarta violazione.
Il giudizio sarà severo e inappellabile.
Ritorno al tavolo: l’aria si è fatta frizzante; le ragazze sono alticce dopo due cocktail a mio giudizio eccessivi per la bassa quantità di enzimi in grado di assorbire l’alcool; rifuggo qualsiasi tentazione della carne, espleto le ultime formalità degne di un qualsiasi latino ben educato e mi alzo con un velo di tristezza per il relativismo dei bagni contemporanei.”

Voto: 5

Sabato 15 novembre 2008: Milucky, Ortona, Chieti, Italia.

lunedì, 24 novembre 2008 by

In omaggio alla macchina da scrivere e al PC vintage scrivo questa prima breve nota con il Courier New: una provocazione.

Fuori di tazza – I

Durante la preparazione della rubrica l’amico Riccardo ha fatto alcune osservazioni sull’ideale di cesso di un locale pubblico. Sono emersi alcuni capisaldi: il pedale al posto delle manopole del rubinetto per evitare il contatto delle mani appena lavate con il lerciume lasciato dagli altri sconosciuti; una cellula fotoelettrica per evitare di posare le mani sull’interruttore e, aggiungo io, una porta che si apre automaticamente. La prima caratteristica È presente in molti cessi; la seconda quasi mai; la terza mai. Avendo in mente questo concetto austero ma funzionale, nonché igienicamente ineccepibile, inizio il mio viaggio nei cessi dei locali pubblici assistito da una vescica generosa e sempre bellicosa.

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